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Canton Ticino | QuickiWiki

Canton Ticino

  IT

Overview

Canton Ticino
cantone
Repubblica e Cantone Ticino
(DE) Republik und Kanton Tessin
(FR) République et Canton du Tessin
(RM) Republica e Chantun dal Tessin
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Amministrazione
Capoluogo Stemma Bellinzona.svg Bellinzona
Governo Consiglio di Stato (5)
Legislatore Gran Consiglio (90)
Lingue ufficiali italiano
Data di istituzione 1803
Territorio
Coordinate
del capoluogo
46°12′N 9°01′E / 46.2°N 9.016667°E46.2; 9.016667 (Canton Ticino)Coordinate: 46°12′N 9°01′E / 46.2°N 9.016667°E46.2; 9.016667 (Canton Ticino)
Altitudine 238 m s.l.m.
Superficie 2 812,46 km²
Abitanti 346 539[1] (31-12-2013)
Densità 123,22 ab./km²
Distretti 8: Bellinzona, Blenio, Leventina, Locarno, Lugano, Mendrisio, Riviera, Vallemaggia
Comuni 135
Cantoni confinanti Canton Grigioni, Canton Uri, Canton Vallese, Lombardia (I), Piemonte (I)
Altre informazioni
Lingue italiano (sono inoltre parlati il ticinese e il walser a Bosco Gurin, non riconosciuti ufficialmente)
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 CH-TI
Targa TI
Nome abitanti ticinesi
Cartografia

Canton Ticino – Localizzazione

Canton Ticino – Mappa
Sito istituzionale


Canton Ticino – Stemma - Canton Ticino
Canton Ticino – Stemma

Il Canton Ticino (Tesìn, Tasìn o Tisìn nel dialetto locale della lingua lombarda; Tessin in tedesco, francese e romancio) è il cantone più meridionale della Svizzera ed è situato quasi completamente sul versante meridionale delle Alpi, se si eccettua una piccola porzione di territorio lungo l'alto corso del fiume Reuss, appartenente al bacino idrografico del Reno. Prende il nome dal fiume Ticino che lo attraversa dalla sorgente al Passo della Novena fino al Lago Maggiore.

Secondo la Costituzione cantonale "il Canton Ticino è una repubblica democratica di cultura e lingua italiane" (articolo 1 Cost.) e il preambolo chiarisce che "il popolo ticinese" è "fedele al compito storico di interpretare la cultura italiana nella Confederazione elvetica" (Preambolo della Costituzione)[2].

Geografia

Il Canton Ticino è l'unico Cantone della Confederazione elvetica situato interamente a sud delle Alpi, eccettuando l'alta valle della Reuss. Ha una superficie di 2.812,46 km², pari al 6,8% dell'intera superficie svizzera. Il territorio cantonale è in buona parte delimitato dal confine con l'Italia (provincia del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, di Varese e Como in Lombardia)[3], con la quale confina a est, ovest e sud. A nord-ovest confina con il Canton Vallese, a nord con il Canton Uri, e a nord-est con il Canton Grigioni[4].

Nel suo territorio è situata l'enclave italiana di Campione d'Italia.

La sua superficie è di 2.812,46 km², dei quali circa tre quarti sono considerati terreno produttivo. Le foreste coprono circa un terzo dell'area del Cantone, ma anche i laghi (Verbano[5] e Ceresio)[6], compongono una parte considerevole del territorio.

Il Ticino è il principale fiume del Cantone. Il suo bacino idrografico copre gran parte del territorio, scorrendo da nord-ovest attraverso la Val Bedretto[7] e la Valle Leventina[8], per entrare nel lago Maggiore in corrispondenza delle "Bolle di Magadino". Quest'ultima è una zona paludosa, non distante da Locarno, in cui trova posto una riserva naturale di rilevanza nazionale, costituita dalle foci dei fiumi Ticino e Verzasca. La Reuss, fiume appartenente al bacino del Reno, nasce nel cantone, a poca distanza dal Passo del San Gottardo.

I principali affluenti del fiume Ticino sono il Brenno nella Valle di Blenio e la Moesa nella Val Mesolcina. Gran parte del Sopraceneri, la parte settentrionale del Cantone, è stata modellata dal fiume, che vi forma un'ampia valle conosciuta come Valle Riviera.

Lago Maggiore visto dalla capanna Al Legn sopra Brissago - Canton Ticino
Lago Maggiore visto dalla capanna Al Legn sopra Brissago

Le terre occidentali del Cantone sono invece bagnate dal fiume Maggia, cui ci si riferisce al femminile (la Maggia), mentre il bacino della Verzasca, che ha origine nella valle omonima, si trova tra il Ticino e la Maggia.

Il bacino idrografico del Sottoceneri alimenta invece il Lago di Lugano, che attraverso il fiume Tresa, confluisce anch'esso nel Lago Maggiore e perciò nel Ticino. Gran parte del territorio è tradizionalmente considerato come parte delle Alpi ma la punta meridionale, il Mendrisiotto, può essere accorpata alla pianura Padana. Gli unici torrenti non tributari direttamente o indirettamente del Ticino sono il Breggia e il Morea tributari del lago di Como e quindi dell'Adda; e il Gaggiolo, tributario dell'Olona.

Il Cantone è tradizionalmente diviso in due grosse regioni separate dal Monte Ceneri[9], dette per l'appunto Sopraceneri e Sottoceneri. Tale divisione ha tuttora una certa rilevanza dal profilo socio-economico. In effetti, il Sottoceneri risente della vicinanza con l'Italia e la piazza finanziaria milanese, che ha comportato un forte sviluppo del settore bancario e assicurativo nella città di Lugano.

Rilievi

Valle Leventina nelle aree montuose del nord del Ticino - Canton Ticino
Valle Leventina nelle aree montuose del nord del Ticino

Il cantone è interessato dalle seguenti sezioni e sottosezioni alpine:

La montagna più alta del cantone è l'Adula che raggiunge i 3.402 m s.l.m.

La vetta più alta interamente su territorio ticinese è il Campo Tencia (3.071 m s.l.m.). Attualmente questo primato è contestato da un gruppo di bleniesi, che lo attribuisce alla Cima di Aquila (3.128 m s.l.m.).

Demografia

A fine 2005 la popolazione cantonale ammontava a 322.276 abitanti, ma circa 100.000 ticinesi vivevano all'estero, soprattutto in Italia, Germania e Francia. Alla fine del 2006 gli abitanti erano in totale 324.851, con un incremento di 2.575 residenti rispetto al 2005[10] pari allo 0,8% (leggermente superiore al tasso di crescita nazionale attestatosi allo 0,7%). Su questo tasso d'incremento incide in buona misura il saldo migratorio (695 residenti stranieri in più fra 2006 e 2005).
A fine 2011 la popolazione complessiva del cantone è di 336.943 abitanti.

A tale evoluzione hanno probabilmente contribuito sia il rafforzamento e la diversificazione dell'economia cantonale, sia il continuo e variegato afflusso di immigrati. La popolazione straniera nel 2007 rappresentava il 26% della popolazione totale[11], un tasso leggermente superiore alla media svizzera, che si attesta al 23%. Durante i giorni lavorativi entrano nel territorio cantonale circa 60.000 "frontalieri" (lavoratori italiani, residenti nella fascia di confine, che lavorano in Ticino), i quali rappresentano oltre il 22% della forza lavoro del Cantone.

La crescente immigrazione, soprattutto negli ultimi anni, ha portato il Ticino ad avere una popolazione composta per quasi un quinto da persone nate in paesi diversi. Le Nazioni maggiormente rappresentate sono l'Italia, la ex Jugoslavia, il Portogallo, la Spagna, la Turchia e l'Albania.

La città più popolosa è Lugano. Grazie a una serie di aggregazioni con i Comuni della cintura urbana, la sua popolazione è cresciuta all'inizio del XXI secolo fin a quasi i 70.000 abitanti. Le altre città principali sono Bellinzona, che è la capitale amministrativa in cui ha pure sede il governo cantonale, Locarno e Mendrisio. Di dimensioni inferiori (sotto i 10.000 abitanti) ma con una rilevanza regionale non trascurabile sono i borghi di Airolo, Biasca, Faido e Giubiasco nel Ticino Settentrionale, e Chiasso nel Ticino Meridionale.

Lingua

La lingua ufficiale del Canton Ticino è l'italiano. È parlata ovunque anche la lingua lombarda nelle sue varietà ticinese e comasca, appartenenti al ramo occidentale, ma non è riconosciuta ufficialmente. Il Canton Ticino forma, assieme alle valli Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Poschiavo (appartenenti al Canton Grigioni), la cosiddetta Svizzera Italiana. Il territorio cantonale rappresenta l'area più settentrionale della regione storica recentemente denominata come Insubria e l'Amministrazione Cantonale è membro di diritto della comunità della Regio Insubrica.

Il comune di Bosco Gurin è l'unico in cui la lingua tedesca è coufficiale insieme all'italiano. Una parte dei suoi abitanti, i Walser, parlano, infatti, il Guryner Titsch (o Ditsch).

Nel corso del XX secolo in Ticino si è assistito a un progressivo accrescimento della comunità germanofona. Molte persone si sono infatti spostate dai Cantoni di lingua tedesca al sud delle Alpi. A questi, si aggiungono annualmente durante la stagione estiva un grande numero di turisti. La lingua tedesca gode quindi in Ticino di uno status particolarmente elevato ed è conosciuta da ampi strati della popolazione.

Tale fenomeno - intensificatosi a partire dal 1950 - aveva fatto pensare a una progressiva germanizzazione del Cantone, in particolare dei due distretti a maggiore vocazione turistica: Locarno e Lugano. Tali preoccupazioni si sono tuttavia drasticamente ridimensionate a partire dal 1980, da quando si è verificata una costante riduzione della quota di persone di lingua madre tedesca. In termini percentuali, la quota è passata dall'11,1% del 1980 all'8,3% dell'ultimo censimento (dicembre 2000).

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Ritratti regionali dell'Ufficio federale di statistica 2000
8,3% madrelingua tedesca
83,1% madrelingua italiana
1,7% madrelingua serbo-croata

Religione

Modello di San Carlino alle Quattro Fontane (Roma) di Francesco Borromini a Lugano - Canton Ticino
Modello di San Carlino alle Quattro Fontane (Roma) di Francesco Borromini a Lugano

Per secoli il cattolicesimo è rimasta l'unica confessione consentita dalle autorità nei baliaggi che oggi formano il Canton Ticino, tanto che nel 1555 i membri della comunità riformata di Locarno vennero espulsi e trovarono rifugio a Zurigo. Così nel Cantone, anche nei primi decenni dopo l'indipendenza, la religione cattolica rimase prevalente[12]. Oggi la Costituzione cantonale - non dissimilmente da quanto previsto dalla Costituzione federale svizzera - assicura piena libertà di culto ai fedeli di tutte le confessioni. La Chiesa cattolica romana e la Chiesa evangelica riformata godono di personalità giuridica di diritto pubblico: i loro rapporti con lo Stato sono regolati dalla Legge cantonale sulla Chiesa evangelica del 14 aprile 1997 e dalla legge sulla Chiesa cattolica del 16 dicembre 2002 unitamente al relativo regolamento di applicazione del 7 dicembre 2004.

Le Chiese dotate di personalità di diritto pubblico si finanziano - in base a un decreto legislativo del 1992 - grazie all'imposta di culto, alla quale possono essere assoggettate solo le persone fisiche e giuridiche iscritte in uno speciale catalogo compilato da ciascuna Parrocchia. In forza di tale principio, l'imposta di culto è dunque totalmente facoltativa e consente al fedele di autodeterminarsi in piena libertà riguardo alla corrispondenza tra status di membro della Parrocchia e dovere di sovvenire alle necessità finanziarie delle stessa[12]. I cattolici seguono due riti: romano e ambrosiano.

Ora, anche a causa della forte immigrazione, il quadro confessionale si è fatto decisamente più vario, come emerge dai dati del censimento dell'anno 2000

Va rilevato che la piccola comunità ebraica è concentrata sostanzialmente a Lugano.

Storia

L'antichità e il Medioevo

Nell'antichità, le terre dell'attuale Ticino erano abitate da popolazioni celtiche: i Leponzi. La regione venne annessa all'Impero romano relativamente tardi, probabilmente all'inizio del principato. Secondo una teoria, le terre alpine in epoca romana erano inserite amministrativamente nella Rezia e non nella Regio Transpadana. Soltanto in età gotico-bizantina Milano, ormai divenuta il centro della prefettura d'Italia, avrebbe esteso il proprio territorio verso settentrione, giungendo a comprendere - oltre all'attuale Sottoceneri - anche il Sopraceneri. In ogni caso, la presenza romana in Ticino è attestata sia dalla toponomastica (innumerevoli i toponimi in "vicus" o "villa": Sonvico, Mezzovico, Villa Luganese, Villa Bedretto ecc.) sia dai ritrovamenti - ad esempio a Bellinzona con i resti delle mura di un'antica fortezza romana sull'attuale rocca di Castel Grande, Locarno, Minusio, Muralto, Bioggio e Tesserete -, alcuni più importanti, altri essenzialmente di monete, sarcofagi, massi avelli e altri oggetti.

Durante il Medioevo, l'area del Canton Ticino seguì poi le vicende della vicina Lombardia, con le invasioni degli Ostrogoti, dei Longobardi e infine dei Franchi. Le terre ticinesi divennero, all'incirca dopo il 1100, il teatro delle guerre fra i potenti Comuni vicini di Como e Milano, e fu definitivamente conquistata alla metà del XIV secolo dai Duchi di Milano, i Visconti, poi seguiti dagli Sforza.

Nel febbraio del 1182 le vallate di Blenio e Leventina firmarono il "Patto di Torre" giurandosi reciproca assistenza e, con la distruzione del castello di Serravalle, si liberarono del podestà.

L'arrivo dei confederati

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne transalpine dei Confederati.

Nel frattempo, tuttavia, lungo tutto il corso del XV secolo i confederati svizzeri si erano lanciati alla conquista delle valli a sud delle Alpi, in tre campagne successive. Il Canton Uri conquistò definitivamente la Valle Leventina già nel 1440, dopo che tra il 1403 e il 1422 alcune di queste terre, già annesse con la forza da Uri, erano state perse. In questo contesto si ricordano tre importanti battaglie tra confederati e ducato milanese: Arbedo (1422), Castione (1449) e Giornico (1478).

Successivamente, gli svizzeri approfittarono delle invasioni dei francesi in Italia, che presero avvio a partire dal 1494. Infatti, in una seconda campagna nel 1500 Uri, Svitto e Untervaldo ottennero la città di Bellinzona e la Riviera, anch'esse peraltro già occupate da Uri nel 1419 ma perse nel 1422. Chiamate dagli Stati italiani, nel 1512, per scacciare il re di Francia Luigi XII, le truppe dell'intera Confederazione rimisero alla testa del ducato di Milano Massimiliano Sforza, che divenne in sostanza un fantoccio degli Svizzeri. Questi ultimi furono ricompensati con l'estensione del controllo militare non soltanto sugli attuali distretti di Lugano e Mendrisio, ma ben oltre i confini attuali. Nell'attuale Provincia di Varese erano in effetti svizzere la Valtravaglia e la Valcuvia, in cima al lago di Como la terra detta "delle Tre Pievi" e infine pure parte della Val d'Ossola.

Ben presto, però, la situazione mutò e già nel 1515 il confine fu portato alla sua posizione attuale, dopo la sconfitta patita dagli elvetici presso Melegnano - all'epoca detta Marignano - a opera di Francesco I di Francia. Il nuovo sovrano francese calò infatti nuovamente in Italia, stregato dal sogno che già aveva attratto nella Penisola i suoi predecessori.

I baliaggi nella Confederazione svizzera

Con l'anno 1515 prese dunque avvio il periodo detto dei confederati. I territori che nel 1803 costituiranno il Canton Ticino erano suddivisi in otto baliaggi, in linea di massima corrispondenti agli attuali distretti. I baliaggi cisalpini non appartenevano però tutti ai tredici Cantoni, che formavano allora la Confederazione Elvetica. Infatti, mentre la Leventina dipendeva solamente dal Canton Uri, gli odierni distretti di Blenio, Riviera e Bellinzona erano baliaggi, oltre che di Uri, anche di Svitto e del Semicantone di Nidvaldo. Il restante territorio ticinese, invece, era spartito in quattro baliaggi di proprietà comune dei dodici cantoni, i cosiddetti Baliaggi Ultramontani o Ennetbergische Vogteien.

Il dominio confederato si manifestò praticamente solo in ambito giudiziario: il balivo (Landvogt) che i cantoni sovrani inviavano in ciascun distretto ogni due anni aveva sostanzialmente la funzione di giudice. Al di fuori dell'ambito giudiziario, il potere venne lasciato alle autorità locali. Nei baliaggi svizzeri, infatti, a differenza di quanto accadde nel resto della Lombardia, sono sopravvissute sino a oggi l'istituzione del patriziato e quella del Consiglio parrocchiale (l'assemblea, eletta dai cattolici di un villaggio, che amministra le proprietà della parrocchia). Lo scarso interesse, di fatto, mostrato dai cantoni sovrani, venne ampiamente compensato, oltre che da un regime fiscale moderato (l'unico bene tassato era il vino[13]) e con l'esenzione - di fatto - da qualsiasi obbligo militare, anche dall'appartenenza dei baliaggi a uno Stato neutrale, nel mezzo di un'Europa lacerata da continue guerre. Questa felice marginalizzazione si riflette nell'assenza di grandi eventi storici in questo periodo[14]. Degni di menzione, sono comunque due episodi:

La Riforma e la Controriforma

Benché la Svizzera fosse uno dei centri della Riforma protestante, i baliaggi lombardi rimasero cattolici: chi si convertiva al protestantesimo era obbligato a trasferirsi nei cantoni protestanti; come "contropartita" ai baliaggi venne risparmiata l'inquisizione. Attorno al 1550 si formò a Locarno una comunità protestante di circa 55 famiglie; per timore che la nuova fede si espandesse a sud delle Alpi, la comunità venne espulsa il 3 marzo 1555 in base a una decisione che la Dieta dei cantoni svizzeri dell'anno precedente aveva rimesso all'arbitrato di due Cantoni di religione mista (Appenzello e Glarona). Questi ultimi, infatti, avevano deciso che i Locarnesi aderenti alla nuova confessione avrebbero dovuto tornare all'antica fede, oppure espatriare. La maggior parte delle famiglie trovò riparo oltralpe, in particolare a Zurigo.

Nonostante le Diete di Ilanz del 1524 e del 1526 avessero proclamato la libertà di culto nella vicina Repubblica delle Tre Leghe (oggi cantone dei Grigioni) nelle terre dell'attuale Ticino, per secoli il cattolicesimo rimase l'unica confessione consentita dalle autorità nei baliaggi che oggi formano il Canton Ticino[15]. Dal punto di vista ecclesiastico il territorio ticinese faceva parte della diocesi di Milano.

In questa lotta contro la Riforma si distinse Carlo Borromeo, il quale combatté il protestantesimo nelle valli svizzere di lingua italiana, imponendo rigidamente i dettami del Concilio di Trento[16]. Nella sua visita pastorale in Val Mesolcina del 1583, fece processare per stregoneria centocinquanta persone. Questo è uno dei processi per stregoneria meglio documentati nella storia del periodo (ci è infatti giunta la cronaca del compagno di viaggio di Carlo Borromeo, il gesuita Achille Gagliardi). Tra gli arrestati un centinaio erano donne e molti furono i torturati (la tortura era una prassi comune per chiunque venisse arrestato con l'accusa di stregoneria, inoltre era sufficiente negare l'esistenza delle streghe per essere condannati a morte). I condannati al rogo furono undici: il prevosto e dieci donne, di cui otto vennero condannate al rogo appese a testa in giù.[17][18]

La rivolta della Val Leventina

Scoppiata nel 1755, fu legata a una lunga serie di attacchi alle prerogative della Valle Leventina[19], fino ad allora conservate nelle sue secolari istituzioni e consuetudini. Al momento della conquista, gli Svizzeri si erano infatti impegnati a rispettare le leggi e consuetudini preesistenti, anzi ne avevano imposto l'osservanza ai balivi da loro inviati, salva tuttavia la possibilità per i Cantoni svizzeri di rettificarle successivamente. Fu proprio uno di questi tentativi di modifica a scatenare la rivolta. L'insurrezione si concluse senza violenze, ma con la condanna a morte dei tre principali arrestati, con la revoca di molti diritti di cui la Valle godeva e, in particolare, con la completa riforma degli statuti vallerani[20].

Verso l'indipendenza del Cantone

Durante il periodo della Repubblica Elvetica, per decisione di Napoleone Bonaparte i baliaggi vennero riuniti a formare, nel 1798, due diversi Cantoni: Bellinzona e Lugano. Nel 1803, questi vennero poi definitivamente unificati in un nuovo soggetto, il cui nome venne ideato riprendendo il nome del fiume più importante del territorio: il Ticino. La scelta rifletteva il modello utilizzato nella denominazione dei dipartimenti francesi, adottata dopo la Rivoluzione del 1789.

Nonostante il nuovo Cantone venisse dichiarato, fin dal 1803, Stato membro della Confederazione a pieno titolo, la Francia continuò a gestirne ampiamente gli affari, arrivando fino ad annettere de facto alla Repubblica Cisalpina, seppure per un brevissimo periodo, i distretti meridionali di Muggio e Mendrisio.

La capitale del cantone unificato venne posta a Bellinzona, ma Lugano non accettò questa risoluzione. Il problema fu risolto con la Costituzione del 1814, la quale stabilì che le tre città principali, Bellinzona, Lugano e Locarno, si alternassero ogni sei anni nel ruolo. Questa alternanza durò fino al 1878 quando Bellinzona divenne la capitale unica e permanente.

La prima fase di vita del Cantone - durante l'epoca napoleonica - fu caratterizzata da un regime liberale filo-francese.

La Restaurazione e il governo dei landamani

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Restaurazione.

La caduta di Napoleone fu seguita da una ripresa di vigore da parte delle monarchie assolute; anche in Svizzera e in Ticino si assistette dunque al ritorno dei vecchi governi aristocratici e al rafforzamento del potere dell'Esecutivo a scapito dei Parlamenti cantonali, con le cariche politiche riservate per di più a una ristretta cerchia di cittadini abbienti. In Ticino furono elaborati vari progetti costituzionali, il primo respinto dalla Dieta federale perché ritenuto troppo democratico, i successivi rapidamente abortiti anche a causa di sommovimenti di popolo.

Il 3 marzo 1815 entrava così in funzione il primo Esecutivo cantonale, denominato Consiglio di Stato. Era composto di 11 membri, eletti per un mandato di sei anni dal Legislativo, il Gran Consiglio: va sottolineato che i Ministri cantonali continuavano a far parte di questo organismo.

Anche se gli anni 1815-1830 furono caratterizzati dal tentativo di singoli personaggi, in primis il discusso Landamano Giovanni Battista Quadri, di governare sostanzialmente in modo autoritario, il governo fu sempre assicurato da un collegio. Che il Landamano non godesse di un potere incontrastato, rispetto agli altri membri del Consiglio di Stato, è dimostrato proprio dalle gravi tensioni, anche nel seno stesso dell'Esecutivo, create dalle aspirazioni del Quadri.

Va comunque preso atto che, nel periodo chiamato "Regime del Landamani", per circa 15 anni il Cantone come l'intera Svizzera ritrovò una relativa quiete, seppur sotto la tutela dell'Impero Austriaco, e si dotò di nuove comode strade carrozzabili e ponti in pietra.

La Rivoluzione del 1830, la controrivoluzione del 1841 e loro conseguenze

Il XIX secolo, fino al 1890, fu però caratterizzato dalle continue lotte con vari capovolgimenti fra liberali e conservatori. Questo, anche se la Costituzione del 1830 rimase formalmente in vigore fino al 1997. La rivoluzione liberale ticinese che terminò il "regime del Quadri" giunse addirittura prima della Rivoluzione di luglio parigina del 1830, e venne consacrata nel testo costituzionale del 30 giugno 1830, opera di Stefano Franscini. Ma le passioni non si placarono, a causa dei contrasti mai sopiti tra le due fazioni. Nel 1839 - quando le elezioni registrarono una vittoria dei conservatori - i liberali approfittarono dell'indignazione sorta per l'espulsione dal Cantone, decretata dal nuovo governo, dei mazziniani e patrioti italiani Giacomo e Filippo Ciani. Con un colpo di mano, fu così abbattuto il governo conservatore. Le successive elezioni sancirono la vittoria liberale, ma un analogo tentativo dei conservatori di rovesciare l'esito elettorale si produsse nel 1841: il fallito golpe terminò con l'impiccagione del loro capo Giuseppe Nessi.

I liberali approfittarono quindi di una lunga stagione di governo (1839-1875) per perseguire una politica di secolarizzazione della società: in particolare, con la chiusura dei monasteri, l'esclusione del clero dall'insegnamento e la soppressione dei collegi religiosi. In parallelo, venne rafforzato l'insegnamento pubblico.

All'epoca, era naturale la simpatia dei liberali ticinesi per il movimento risorgimentale. La reazione dell'Austria all'appoggio ticinese verso la causa italiana non si fece attendere e, dopo la Prima guerra di indipendenza italiana del 1848, l'Austria impose nel 1853 un blocco economico verso il Canton Ticino ed espulse migliaia di ticinesi dal Regno Lombardo-Veneto.

Tale misura, insieme all'adozione in Svizzera della nuova costituzione federale più centralista del 1848, contribuì a spostare piano piano il baricentro del Cantone verso nord. Il 28 luglio 1854 l'Austria permise l'esportazione del grano lombardo verso il Canton Ticino.

Dopo che, nel 1854-1855, i liberali rischiarono di perdere la maggioranza, si registrò un'accelerazione della politica di laicizzazione. Il clero venne così escluso dall'elettorato, sia attivo sia passivo, e venne pure richiesta, fra altre misure, la separazione del Ticino dalle diocesi di Como e Milano.

Il Ticino durante e dopo il Sonderbund

Nel 1845, allo scoppio del Sonderbund, il Ticino decise di rimanere, nonostante la vocazione cattolica, fedele al governo federale di Berna, nel quale i liberali detenevano la maggioranza. Di fatto il Cantone, che subì un tentativo d'invasione urana, non partecipò alle campagne di guerra civile tra liberali e conservatori.

Il ritorno dei conservatori

Nel 1875 il partito liberal-conservatore riconquistò la maggioranza e nei mesi seguenti la tensione crebbe tanto da giungere a una sparatoria fra liberali e conservatori: avvenne il 22 ottobre 1876, alle terme di Stabio, durante il quale furono uccisi i liberali Guglielmo Pedroni, Giovanni Moresi e Giovan Battista Cattaneo e il conservatore Andrea Giorgetti. Grazie all'intervento del commissario federale, fu comunque possibile organizzare nuove elezioni, il 21 gennaio 1877, che sancirono la definitiva vittoria dei conservatori. Questi ultimi consolidarono negli anni seguenti il loro potere grazie a una paziente politica di amministrazione del sistema elettorale. Soprattutto, pesarono misure come i collegi elettorali, detti circoli, costruiti "ad hoc" e una modifica nell'attribuzione dei seggi. Questi non vennero più assegnati secondo la popolazione realmente presente, ma in base agli iscritti all'anagrafe: in questa categoria allargata figuravano di conseguenza anche gli emigrati da tempo all'estero, numerosi specie nelle Valli superiori tendenzialmente conservatrici. Risale a questa fase la definitiva assegnazione del ruolo di capitale cantonale a Bellinzona, passaggio compiutosi nel 1878.

I rapporti fra i due partiti rimasero peraltro tesissimi. A ciò contribuiva - oltre alla politica di ristabilimento di più sereni rapporti tra Stato e Chiesa perseguita dai conservatori - pure il processo per i fatti di Stabio. La relativa inchiesta che divise il Cantone durò più di tre anni e vani furono i tentativi di giungere a un'amnistia generale. Il dibattimento prese avvio il 26 febbraio 1880 e vide fra i principali imputati il conservatore Luigi Catenazzi[21], farmacista, come accusato dell'omicidio del Pedroni e il colonnello avvocato Pietro Mola[22] con altri liberali per la morte di Andrea Giorgetti. La sentenza del 17 maggio 1880 assolse tutte le persone coinvolte (vi erano stati infatti 7 voti di condanna invece degli 8 su 12 richiesti dalla legge).

Nel 1882 mediante una riforma costituzionale fu introdotto il referendum. Nel 1888 la legge ecclesiastica fu modificata in senso più favorevole alla Chiesa. Nel frattempo la Santa Sede aveva disposto la separazione del Ticino dalle diocesi di Milano e Como e la sua unione a quella di Basilea con nomina per il Ticino di un amministratore apostolico con sede a Lugano.

La Rivoluzione del 1890

I conservatori al potere disegnarono i circoli elettorali in modo da assicurarsi il massimo numero di deputati con il minimo dei voti. Alle elezioni del 3 marzo 1889, pur con uno scarto di pochissimi voti, risultarono così eletti 75 conservatori e 37 liberali. Scoppiarono gravi scontri tra le due fazioni: i liberali imputavano inoltre ai conservatori una serie di illecite cancellazioni dalle liste di candidati liberali. L'11 settembre 1890 scoppiò la cosiddetta Rivoluzione del 1890[23]: i rivoltosi (Rinaldo Simen, Romeo Manzoni[24], ecc.) presero d'assalto il palazzo governativo di Bellinzona, Angelo Castioni con una fucilata uccise il giovane Consigliere di Stato Luigi Rossi (1864-1890) e instaurarono un governo provvisorio interamente composto di liberali.

Il Consiglio federale fece intervenire l'esercito per appianare la tensione e riuscì a imporre un governo di transizione composto di liberali e conservatori diretto da un esponente di centro, Agostino Soldati. Nel 1893 fu varato in Ticino, per la prima volta in Svizzera, un sistema elettivo proporzionale per l'esecutivo. I liberali andarono tuttavia rinsaldando la loro maggioranza. Il nuovo quadro politico, che modernizzò il Canton Ticino, fu completato con la nascita del movimento socialista, costituitosi in partito socialista nel 1900 ed entrato nel governo cantonale nel 1922.

Durante tutto l'Ottocento, il Cantone, produttore essenzialmente di prodotti agricoli (paglia, tabacco, seta, formaggi) soffrì di una grave arretratezza economica, che si espresse in una forte emigrazione non soltanto verso i Paesi europei ma anche Oltreoceano. La lotta contro l'analfabetismo iniziata dal Franscini si trasformò in una più decisa politica di istruzione popolare che sfociò anche nel potenziamento delle scuole secondarie cantonali[25].

Solo con l'affermarsi del turismo e di una prima industrializzazione, a inizio Novecento, la situazione cominciò a mutare. Accanto all'emigrazione, vi fu una forte immigrazione di mano d'opera italiana, in particolare nei settori dell'edilizia e delle cave di pietra. È stato soltanto a partire dagli anni 1960, in concomitanza con il boom immobiliare, che il Cantone si è sempre più affermato come importante piazza finanziaria e di servizi, in particolare con riferimento alla vicina Italia. La fondazione nel 1996 dell'Università della Svizzera italiana ha rappresentato il coronamento di un lungo periodo di crescita economica e culturale del Paese[26].

Ticino terra di esilio

Fin dall'Ottocento il Canton Ticino fu terra di esuli politici, dapprima federalisti e repubblicani (Carlo Cattaneo, i fratelli Ciani), poi internazionalisti (Benoît Malon, Michail Bakunin), indi socialisti (Mario Tedeschi, Angiolo Cabrini, Giuseppe Rensi, Enrico Bignami, Tito Barboni), anarchici (Pietro Gori) e sindacalisti rivoluzionari (Angelo Oliviero Olivetti, Giulio Barni, Alceste De Ambris). Ebbero la protezione locale di liberali, radicali e socialisti[27]. Questo triangolo di terra incuneato nell'insubria ospitò, durante il periodo tra le due guerre mondiali, anche molti esuli antifascisti.

Negli anni settanta, alcuni gruppi extraparlamentari ticinesi come il Movimento Giovanile Progressista-Lotta di Classe, Organizzazione Anarchica Ticinese e Vinceremo! svilupparono persino una rete di sostegno attivo e verbale nei confronti dei militanti di estrema sinistra italiani. Tale sostegno permise la creazione di una rete di accoglienza e collaborazione militare, specializzata nei furti di armi nei depositi militari dell'Esercito svizzero. L'attività di appoggio sovversivo portò in Ticino numerosi esponenti della lotta armata italiana, tra i quali Valerio Morucci ed Enzo Fontana. Le attività si spensero comunque già agli inizi degli anni settanta, ben prima che Gianluigi Galli, di "Lotta di Classe", fosse arrestato e accusato di favoreggiamento per l'entrata illegale di quattro sovversivi appartenenti al gruppo del Gatto Selvaggio del movimento dell'autonomia.

Governo e parlamento cantonale

Sede del governo a Bellinzona - Canton Ticino
Sede del governo a Bellinzona

Il potere esecutivo cantonale prende il nome di Consiglio di Stato. È composto da cinque membri eletti direttamente dal popolo in un unico circondario, con sistema proporzionale, che restano in carica per una Legislatura di 4 anni. All'interno del consesso vengono nominati a rotazione un presidente e un vicepresidente, con funzioni di rappresentanza, che rimangono in carica per un anno. All'ultima elezione cantonale i 5 seggi sono stati suddivisi tra Leghisti (2), liberali-radicali (1), Popolari democratici (1), Socialisti (1). Per la prima volta nella storia i liberali-radicali hanno perso la maggioranza relativa. Nei decenni precedenti - con l'eccezione della legislatura 1987-1991 con due liberali, due socialisti e un popolare democratico - la composizione del governo era stata la seguente: due liberali, due popolari democratici e un socialista.

Il parlamento cantonale è il Gran Consiglio, composto di 90 membri anch'essi eletti in votazione popolare e in carica per quattro anni. Le elezioni del 10 aprile 2011 hanno determinato la seguente composizione del Gran Consiglio (tra parentesi i seggi attribuiti agli stessi partiti nella tornata elettorale del 2007):

Da segnalare che le elezioni cantonali del 2007 hanno confermato la tendenza in atto da circa due decenni all'erosione dei suffragi a favore dei due principali partiti del Cantone che fino al 1987 disponevano di un elettorato stabile di oltre il 70% (38-39 % i Liberali radicali con circa 35 seggi; 33-35 % i Popolari democratici con circa 30 seggi). A tale flessione elettorale ha corrisposto un incremento della sinistra e per la Lega dei Ticinesi e l'Unione Democratica di Centro (ma quest'ultima ha perso un seggio alle ultime elezioni).

Vi è anche un parlamento giovanile, il Consiglio Cantonale dei Giovani, organizzato in Assemblea Plenaria, Comitato e Segretariato, la cui funzione è solo consultiva e didattica per l'avvicinamento dei giovani alla politica.

Al vertice del potere giudiziario c'è il Tribunale di appello che tramite le sue Corti decide in ultima istanza (di regola in 2. grado) quasi tutte le controversie civili, penali e amministrative.

Elezioni federali

Oltre a eleggere Governo e Parlamento cantonali, il popolo ticinese nomina ogni quattro anni due deputati al Consiglio degli Stati (la camera alta, in cui ogni cantone è rappresentato da due deputati) e otto deputati al Consiglio Nazionale Svizzero (la camera bassa, con deputati proporzionali al numero degli abitanti del cantone).

Stemma e bandiera

Bandiera del Canton Ticino - Canton Ticino
Bandiera del Canton Ticino

Il significato della bandiera è andato perso, per cui sono state formulate diverse teorie:

  • Che i colori derivino da quelli predominanti sugli stemmi degli otto distretti;[senza fonte]
  • Che siano ispirati a quelli della Francia rivoluzionaria o allo stemma di Parigi, in onore a Napoleone[28];
  • Che siano associati al presunto stemma di Dante, per la lingua parlata nel Cantone;[senza fonte]
    Stemma

Parte del problema è legata al fatto che i colori erano usati su insegne militari prima ancora della loro adozione per la bandiera. Come curiosità, può essere ricordato che la disposizione dei colori nello stemma e nella bandiera è diversa.

La bandiera fu scelta dal Gran Consiglio il 26 maggio 1803 e adottata il 27 settembre 1804, due mesi dopo la creazione del Cantone, senza che tale decisione venisse motivata. In questa prima occasione, la disposizione dei colori era orizzontale con il rosso sovrastante il blu. Nel 1809, poi, il Cantone riorganizzò le proprie forze e adottò la bandiera con le iscrizioni in oro "Pro Patria" sulla banda superiore e "Pagus Ticinensis" in quella inferiore. Su proposta del Consiglio di Stato, il Gran Consiglio ticinese approvò il 20 settembre 1922 un decreto legislativo circa i colori e sigillo del Cantone. L'aspetto attuale della bandiera venne regolamentato definitivamente il 6 ottobre 1930 allo scopo di evitare le interpretazioni erronee del suddetto decreto[28].

Organizzazione ecclesiastica

Sino al termine del XIX secolo, precisamente fino agli accordi tra Consiglio federale svizzero e Santa Sede del 1884, il Ticino era ecclesiasticamente soggetto in parte alla Diocesi di Milano e in parte a quella di Como.

A seguito di tali accordi, il 7 settembre 1888 papa Leone XIII, con la bolla Ad universam, creò la Diocesi di Lugano, costituendo la Chiesa parrocchiale e collegiata di San Lorenzo di Lugano a cattedrale. Al suo vertice, in un primo tempo, non fu posto un vescovo bensì un Amministratore apostolico. Fu in infatti soltanto in tempi recenti, l'8 marzo 1971, che l'Amministrazione Apostolica del Canton Ticino fu staccata canonicamente dalla Diocesi di Basilea e si poté parlare per la prima volta, formalmente, di un Vescovo di Lugano[29].

Tuttora come residuo della secolare divisione del Ticino tra la diocesi di Milano e quella di Como si celebrano sia il rito romano sia il rito ambrosiano.

Economia

Laghi artificiali nella regione del Basodino - Canton Ticino
Laghi artificiali nella regione del Basodino

Numerose valli del Cantone, in particolare quelle superiori della Vallemaggia, sono state sfruttate intensivamente a partire dagli anni sessanta per la produzione di energia idroelettrica, come nella regione del Ghiacciaio del Basodino. L'elettricità prodotta viene sia usata direttamente nel Cantone sia esportata all'estero. Nelle aree settentrionali permangono comunque anche l'allevamento di bestiame, l'agricoltura di montagna e l'industria del granito[30]. La produzione di vino - qualitativamente molto migliorata negli ultimi decenni - è importante per il Cantone, anche se per il momento la produzione è destinata principalmente al mercato interno svizzero. In proposito, va segnalato che nel 2006 sono stati organizzati grandi festeggiamenti per la ricorrenza dei 100 anni dall'introduzione del vitigno merlot in Ticino. Altre produzioni agricole comprendono mais, patate, e verdure, specialmente nell'area del Piano di Magadino.

Il paesaggio, i laghi e il clima mite del Cantone, in particolare se confrontati con quello dei Cantoni d'Oltralpe, attraggono inoltre molti visitatori dal resto della Svizzera e dal Nord Europa. Il turismo, dopo le prime esperienze di fine Ottocento, è stato a lungo il settore economico più importante del Cantone; soltanto a partire dal secondo dopoguerra vi è stata una progressiva diversificazione dell'economia, con un'accresciuta rilevanza del settore finanziario. Il turismo ha permesso la costruzione e il mantenimento di diverse piccole ferrovie in zone panoramiche delle montagne: un esempio è la Centovallina, che collega Locarno con Domodossola. Un intenso dibattito, negli ultimi anni, ha riguardato la sorte delle stazioni invernali, a causa della frequente mancanza di neve. Dopo una riduzione degli aiuti statali per gli impianti situati a bassa quota, l'attività resiste in particolare a Bosco Gurin e ad Airolo, e in misura minore a Carì, Nara, e in alcune piccole stazioni sciistiche presenti sul territorio.

Per quanto riguarda il settore secondario, nel Canton Ticino è presente un'industria leggera, concentrata principalmente nelle aree circostanti le tre città principali: Lugano, Locarno e Bellinzona. Il Mendrisiotto, grazie alla vicinanza con l'Italia, sta sviluppando negli ultimi anni una vocazione ad attrarre centri logistici, per lo smistamento di merci in partenza verso i mercati del Nord, oltre a un robusto settore manifatturiero (in cui sono impiegati 11.029 addetti). Sul Piano di Magadino e nell'area a nord di Lugano si segnalano inoltre diverse imprese a carattere innovativo. A partire dagli anni novanta il Canton Ticino ha saputo sviluppare l'industria: facendo crescere imprese sul suo territorio o attraendole dall'estero con incentivi di vario genere. Secondo il censimento del 2009, in tutti e otto i distretti, gli occupati nel settore manifatturiero (28.465) superano quelli impiegati nei settori bancario e assicurativo messi insieme (11.496).[31]

Treno merci sulla linea del San Gottardo - Canton Ticino
Treno merci sulla linea del San Gottardo

Il Cantone è ben collegato al resto della Svizzera. Ci sono tunnel sotto il massiccio del San Gottardo, sia per la strada sia per la ferrovia, terminati a un secolo di distanza: il primo nel 1882, il secondo nel 1980. Il Canton Grigioni è collegato con un servizio diretto di corriere, mentre il Canton Vallese è connesso con ferrovia attraverso l'Italia e il traforo del Sempione. Ci sono collegamenti ferroviari con Milano e Roma così come con la Germania, via Basilea e Zurigo. Anche i collegamenti ferroviari interni sono in fase di crescita con l'ampliamento della rete celere. I collegamenti aerei sono assicurati dallo scalo di Lugano-Agno, con voli di linea su Zurigo, Berna, Ginevra, Roma e, durante la stagione estiva, Olbia.

Formazione, ricerca e sviluppo

Nel campo dell'educazione e della ricerca, nel Canton Ticino esistono due poli.

  • L'Università della Svizzera Italiana (USI) di Lugano è l'unica università svizzera dove si insegna in lingua italiana. Le facoltà presenti sono: Economia, Architettura (a Mendrisio), Scienze della comunicazione e Informatica. A Lugano vi è pure, con direzione amministrativa separata, una facoltà di Teologia.
  • La Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI), è invece una scuola la cui missione si concentra su tre aspetti: la formazione di base, la formazione continua e la ricerca. il suo atout è quello di saper coniugare la teoria con la pratica professionale.

Altri istituti di ricerca universitaria presenti in Ticino sono:

Comuni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comuni del Canton Ticino.

Comuni più popolati

I primi dieci comuni ticinesi per numero di abitanti sono:

Stemma Comune Abitanti
Superficie
in km²
Abitanti/
km²
Distretto
Lugano Lugano 67 201[32] 75,8 887 Lugano
Bellinzona Bellinzona 18 305[33] 19,15 956 Bellinzona
Locarno Locarno 16 027[34] 19,27 832 Locarno
Mendrisio Mendrisio 15 356[35] 32,01 480 Mendrisio
Giubiasco Giubiasco 8 694[36] 6,23 1 395 Bellinzona
Chiasso Chiasso 8 142[37] 5,33 1 528 Mendrisio
Minusio Minusio 7 327[38] 5,85 1 252 Locarno
Losone Losone 6 501[39] 9,53 682 Locarno
Capriasca Capriasca 6 462[40] 36,35 178 Lugano
Massagno Massagno 6 119 0,73 8 382 Lugano

Dal 1850 al 2013 in Ticino sono avvenute 64 aggregazioni di comuni o separazioni di frazioni dal comune.[41]

Evoluzione dei comuni

Data Numero comuni
01.01.1995 245
15.04.2001 243
15.10.2001 238
01.04.2004 204
14.03.2005 199
29.01.2006 196
22.10.2006 190
20.04.2008 181
05.04.2009 176
25.10.2009 169
25.04.2010 161
21.11.2010 157
01.04.2012 147
14.04.2013 135

Distretti

Nome Capoluogo Abitanti
31-12-2013
Superficie Comuni Mappa
Stemma Bellinzona.svg Distretto di Bellinzona Bellinzona 50193 205,6 km2 17 Karte Bezirk Bellinzona 2010.png
Blenio-coat of arms.svg Distretto di Blenio Acquarossa 5659 360,6 km2 3 Karte Bezirk Blenio 2012.png
Leventina-coat of arms.svg Distretto di Leventina Faido 9377 479,7 km2 11 Karte Bezirk Leventina 2012.png
Locarno-coat of arms.svg Distretto di Locarno Locarno 63235 550,9 km2 27 Karte Bezirk Locarno 2013.png
Lugano-coat of arms.svg Distretto di Lugano Lugano 148833 308,0 km2 52 Karte Bezirk Lugano 2013.png
Mendrisio-coat of arms.svg Distretto di Mendrisio Mendrisio 50357 100,9 km2 11 Karte Bezirk Mendrisio 2013.png
Riviera-coat of arms.svg Distretto di Riviera Osogna 12918 166,4 km2 6 Karte Bezirk Riviera 2007.png
Vallemaggia-coat of arms.svg Distretto di Vallemaggia Cevio 5967 569,3 km2 8 Karte Bezirk Vallemaggia 2008.png

Sport

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport in Ticino.

In Ticino si praticano diversi sport ad alti livelli.

Festività nel cantone

Data Nome Spiegazione
1º gennaio Capodanno Primo giorno dell'anno solare. I cattolici festeggiano Maria, madre di Cristo
6 gennaio Epifania I cattolici festeggiano la manifestazione della divinità di Gesù Cristo. Tradizionale arrivo dei Re Magi
19 marzo San Giuseppe I cattolici festeggiano San Giuseppe, sposo di Maria
variabile Pasqua Domenica. I cristiani festeggiano la risurrezione di Gesù.

Cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera (21 marzo)

variabile Lunedì di Pasqua Giorno successivo alla domenica di Pasqua
1º maggio Festa dei lavoratori Festa del Lavoro
variabile Ascensione Giovedì, 39 giorni dopo la Pasqua. I cattolici ricordano l'ascesa di Gesù al cielo
variabile Pentecoste Domenica, 10 giorni dopo l'Ascensione. I cattolici festeggiano la discesa dello Spirito santo sugli apostoli
variabile Lunedì di Pentecoste Giorno successivo alla Pentecoste
variabile Corpus Domini Giovedì, 11 giorni dopo la Pentecoste. Festività cattolica. Si ricorda l'Eucaristia.
29 giugno Santi Pietro e Paolo Giorno del ricordo di Pietro apostolo e di Paolo di Tarso
1º agosto Festa nazionale svizzera Giorno della Festa Federale svizzera. Celebrata, di norma, con falò e fuochi artificiali
15 agosto Assunzione di Maria Detto anche Ferragosto. I cattolici ricordano l'assunzione di Maria in cielo
3ª domenica di settembre Digiuno Federale. Protestanti e cattolici ringraziano Dio, nella terza domenica di settembre, per la Svizzera.
1º novembre Ognissanti In questo giorno i cattolici ricordano di tutti i Santi
8 dicembre Immacolata Concezione I cattolici celebrano Maria, nata senza peccato originale
25 dicembre Natale I cristiani celebrano il giorno della natività di Gesù
26 dicembre Santo Stefano I cristiani ricordano il primo martire cristiano
31 dicembre San Silvestro

Gastronomia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina ticinese.

Note

  1. ^ Statistica Svizzera - STAT-TAB: Popolazione residente permanente e temporanea per regione, sesso, nazionalità ed età
  2. ^ Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino, del 14 dicembre 1997
  3. ^ Lombardia in Dizionario storico della Svizzera.
  4. ^ Grigioni in Dizionario storico della Svizzera.
  5. ^ Verbano in Dizionario storico della Svizzera.
  6. ^ Ceresio in Dizionario storico della Svizzera.
  7. ^ Bedretto in Dizionario storico della Svizzera.
  8. ^ Val Leventina in Dizionario storico della Svizzera.
  9. ^ Monte Ceneri in Dizionario storico della Svizzera.
  10. ^ Censimento 2006
  11. ^ Ticino in cifre
  12. ^ a b Pacillo, 2009.
  13. ^ Ceschi, 2000, 46.
  14. ^ Ostinelli-Lumia, (febbraio 2009), 205-233.
  15. ^ Borrani, 1896, 29-33.
  16. ^ Borrani, 1896, 34-47.
  17. ^ Camenisch, 1950.
  18. ^ Storia di Milano
  19. ^ La rivolta della Leventina in Dizionario storico della Svizzera.
  20. ^ Cattaneo, 1938, 13-14.
  21. ^ Luigi Catenazzi in Dizionario storico della Svizzera.
  22. ^ Famiglia e Pietro Mola in Dizionario storico della Svizzera.
  23. ^ Rivoluzione del 1890 in Dizionario storico della Svizzera.
  24. ^ Romeo Manzoni in Dizionario storico della Svizzera.
  25. ^ Marcacci, 2009.
  26. ^ Rossi, 2010.
  27. ^ W. Gianinazzi, in Bianchi et al., 1990
  28. ^ a b Guidi, 1938, 23.
  29. ^ Gerosa, 2009.
  30. ^ Barni, Canevascini, 2009.
  31. ^ Censimento 2009
  32. ^ Città di Lugano - Popolazione al 31 dicembre 2013
  33. ^ Città di Bellinzona - Popolazione al 31 dicembre 2013
  34. ^ Città di Locarno - Popolazione al 19 aprile 2013
  35. ^ Città di Mendrisio - Popolazione al 31 dicembre 2013
  36. ^ Comune di Giubiasco - Popolazione al 31 dicembre 2013
  37. ^ Comune di Chiasso - Popolazione al 31 dicembre 2013
  38. ^ Comune di Minusio - Popolazione al 31 dicembre 2013
  39. ^ Comune di Losone - Popolazione al 31 dicembre 2013
  40. ^ Comune di Capriasca - Popolazione al 31 dicembre 2013
  41. ^ DATI COMUNALI - Aggregazioni e altri mutamenti - USTAT

Bibliografia

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  • Lara Calderari, Da e verso il Canton Ticino. Scambi artistici tra Quattro e Cinquecento, in «Arte+Architettura in Svizzera», LVIII, 2007, 53-61.
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  • Raffaello Ceschi (a cura di), Storia della Svizzera italiana. Dal Cinquecento al Settecento, Casagrande, Bellinzona 2000.
  • Emil Camenisch, Storia della Riforma e Controriforma nelle valli meridionali del Canton Grigioni, Engadin Press, Samedan 1950.
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  • Raffaello Ceschi, Ottocento ticinese, Armando Dadò Editore, Locarno, 1986.
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  • Giulio Barni, Guglielmo Canevascini, L'industria del granito e lo sviluppo economico del Canton Ticino, ristampa a cura di Marco Marcacci e Gabriele Rossi, Fondazione Pellegrini-Canevascini, Bellinzona 2009.
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  • Mauro Cerutti, Fra Roma e Berna. La Svizzera italiana nel ventennio fascista, Franco Angeli, Milano, 1986.
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  • Davide Dosi, ll cattolicesimo ticinese e i fascismi: la Chiesa e il partito conservatore ticinese nel periodo tra le due guerre mondiali (Volume 25 di Religion, Politik, Gesellschaft in der Schweiz). Editore Saint-Paul, Lugano, 1999.
  • Luigi Favero, Graziano Tassello, Cent'anni di emigrazione italiana (1876-1976), Cser, Roma 1978.
  • Giorgio Cheda, L'emigrazione ticinese in Australia, due volumi, Armando Dadò Editore, Locarno 1976; Idem, L'emigrazione ticinese in California, due volumi, Armando Dadò Editore, Locarno 1981; Idem, Tra i Migranti di Cà e gli eredi di Rà, Fontana Edizioni, Pregassona 2007.
  • Plinio Grossi, Il Ticino del primo '800; Il Ticino di metà '800; il Ticino di fine '800; Il Ticino del primo '900; Il Ticino dei '10; Il Ticino dei '20; Il Ticino dei '30; Il Ticino dei '40; il Ticino dei '50, Il Ticino dei '60, Il Ticino dei '70; Il Ticino degli '80; Il Ticino dei '90; Il Ticino dei nomi, Fontana Edizioni, Pregassona.
  • Maurizio Binaghi, Roberto Sala, La frontiera contesa. I piani svizzeri di attacco all'Italia nel rapporto segreto del colonnello Arnold Keller (1870-1918), Edizioni Casagrande, Bellinzona 2008.
  • Antonio Gili (a cura di), Il Ticino fra le due guerre, 1919-1939. Alla prova dei totalitarismi e dell'emergenza economica e sociale, Associazione Carlo Cattaneo, Castagnola 2008.
  • Mario Maccanelli, Ticino terra di personaggi illustri, Fontana Edizioni, Pregassona 2009.
  • Plinio Grossi, Ticino nero. Delitti. Sciagure. Truffe. Tumulti.; Idem, Ticino giallo. Rapine. Omicidi. Attentati. Raggiri, Fontana Edizioni, Pregassona, 2009.
  • Giulio Foletti, (a cura di), L'inventario dei beni culturali del Canton Ticino 1909-2009. Territorio e monumenti, Dipartimento del territorio. Ufficio dei beni culturali, Bellinzona 2009.
  • René Favier, Serge Tomamichel, Juline Coppier, Yves Kinossian, Marco Marcacci (a cura di), Une école à la mesure des Alpes? Contribution à une histoire de l'enseignement secondaire, PUG, Grenoble 2009.
  • Libero Gerosa (a cura di), Chiesa cattolica e Stato in Svizzera. Atti del convegno della Conferenza dei Vescovi svizzeri (Lugano, 3-4 novembre 2008), Editore Armando Dadò, Locarno 2009.
  • Vincenzo Pacillo, Stato e Chiesa Cattolica nella Repubblica e Cantone Ticino. Profili giuridici comparati, EuPress FTL, Lugano 2009.
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  • AA.VV., Percorsi di ricerca. Working papers. Laboratorio di Storia delle Alpi-LabiSAlp, numero 1, 2009, numero 2, 2010.
  • Angelo Rossi, Tessere. Saggi sull'economia ticinese, Fondazione Pellegrini-Canevascini, Bellinzona 2010.
  • Michele Albertini, Una nuova legge per l'archivistica del Cantone Ticino, in «Bollettino della Società Storica Locarnese», numero 14, Tipografia Pedrazzini, Locarno 2011, 7-16.
  • Raffaello Ceschi (a cura di), Storia del Cantone Ticino, 2 tomi, Stato del Cantone Ticino, Bellinzona 1998.

Voci correlate

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