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Campionato italiano di calcio | QuickiWiki

Campionato italiano di calcio

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Overview

Il campionato italiano di calcio è un insieme di tornei nazionali e regionali istituiti dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). I campionati sono suddivisi e organizzati in 9 livelli, i primi 3 sono inquadrati nell'area del professionismo, mentre i restanti 6 sono a carattere dilettantistico.

La Lega Nazionale Professionisti Serie A organizza e dirige il maggiore campionato, la Serie A, mentre la Lega Nazionale Professionisti Serie B organizza e dirige la Serie B. La Lega Italiana Calcio Professionistico sovrintende allo svolgimento del campionato di Lega Pro, il più basso torneo professionistico. L'organico complessivo delle tre leghe superiori consta di un totale di 102 società (più della metà in Lega Pro già riformata e diminuita), rendendo il settore professionistico italiano il più numeroso del mondo. I diversi campionati a carattere dilettantistico sono organizzati dalla Lega Nazionale Dilettanti, il cui campionato più importante, la Serie D, rappresenta il quarto livello del calcio italiano e la porta di entrata verso il professionismo.

I campionati sono organizzati in un girone all'italiana a doppio turno, in cui le squadre si affrontano due volte a campi invertiti. Il punteggio in classifica è così assegnato: 3 punti per la vittoria[1], nessun punto per la sconfitta, 1 punto a testa per il pareggio.

In caso di arrivo in parità, per la formulazione della classifica finale i criteri sono:[2]

  • classifica avulsa (punti ottenuti nei confronti diretti);
  • differenza reti dei confronti diretti;
  • differenza reti generale;
  • maggior numero di gol realizzati in campionato;
  • sorteggio.

Storia

Fino al 1912

Situazione dal 1898 al 1903
I livello Campionato Federale di Football
Situazione dal 1904 al 1905
I livello Prima Categoria
II livello Seconda Categoria
Situazione dal 1906 al 1912
I livello Prima Categoria
II livello Seconda Categoria
III livello Terza Categoria Regionale
Situazione nel 1908 e 1909 (Campionati Federali e Italiani)
Campionati Federali Campionati Italiani
I livello Prima Categoria Prima Categoria
II livello Seconda Categoria Seconda Categoria
III livello Terza Categoria Regionale Terza Categoria Regionale

I primi cinque campionati di calcio si disputavano nell'arco di poche giornate e vi partecipavano da quattro a sette squadre. Solo nel 1904 venne introdotta una Seconda Categoria, o Campionato Riserve, al quale vennero però successivamente ammesse anche le prime squadre delle società minori. Nel 1906 fu istituita una Terza Categoria, principalmente per terze squadre e a livello regionale (anche se i Comitati Regionali furono istituiti solo nel 1909.

Chiusosi il primo decennio, il calcio italiano andò incontro ad importanti cambiamenti, dovuti alla decisione della FIF di italianizzare a forza il campionato, escludendovi i giocatori stranieri che pure, abbiamo visto, avevano fondato il gioco in Italia. La scelta della Federazione colpì duramente i Football Club, e diede largo spazio alle Unioni Sportive e Ginniche che, più deboli in quanto non dirette dai maestri albionici, erano però usualmente formate completamente da atleti italiani, e fino ad allora si erano interessate maggiormente al parallelo campionato organizzato dalla Federazione Ginnica. All'assemblea del 20 ottobre 1907, comunque, il presidente della Doria, Oberti, presentò un ordine del giorno con cui proponeva di organizzare un campionato parallelo a quello italiano, che fosse aperto a tutti, compresi gli stranieri:[3]

« L'Assemblea delibera che il Regolamento organico sia modificato in modo da comprendere due gare di campionato: la prima chiamata Campionato Federale, libera a tutti i soci appartenenti alle società iscritte alla Federazione, anche se stranieri..., e la seconda chiamata Campionato italiano e riservata ai soli giuocatori italiani o nazionalizzati... Alla prima sarà assegnata la Coppa Spensley... Alla seconda sarà invece assegnata la Coppa Buni... »

All'approvazione di tale ordine del giorno, la reazione dei Club classici fu durissima, sfociando addirittura nel ritiro dal torneo. LA FIF emanò dunque un ulteriore ordine del giorno:

« I delegati presenti, addolorati per il ritiro dei delegati delle società Club Torino, Milan Club, Libertas, Genoa Club, Naples FBC, affermano solennemente il concetto che nel proporre un campionato italiano riservato ai soli giuocatori italiani... hanno inteso dare maggior incremento al giuoco, diffondendolo ovunque in Italia, senza per questo pregiudicare i diritti delle società composte da giuocatori stranieri, alle quali hanno riservato la maggior gara di campionato federale. »
(Ordine del giorno della FIF, citato in Chiesa, p. 19.)

Le squadre "spurie internazionali" (composte cioè anche da stranieri) non ritornarono però sui propri passi, sia per protesta contro le nuove limitazioni contro gli stranieri, esistenti persino nel campionato federale (al quale potevano partecipare solo gli stranieri con dimora fissa in Italia), sia per il timore che, se avessero accettato la politica autarchica della Federazione, essa sarebbe stata soltanto il primo passo verso la completa epurazione degli stranieri dal campionato. Di conseguenza il Milan campione in carica, il Genoa e il Torino rifiutarono di partecipare al Campionato italiano, e si ritirarono anche dal torneo federale dopo le prime gare eliminatorie.

Nella stagione 1908 si disputarono ben due campionati separati:

  1. quello federale vinto dalla Juventus contro il Doria.
  2. quello italiano vinto dalla debuttante Pro Vercelli.

Alla Juventus non fu però assegnata la Coppa Spensley che le spettava di diritto in quanto Campione Federale, perché il Milan detentore in carica (in quanto campione d'Italia nelle stagioni 1906 e 1907) l'aveva polemicamente riconsegnata a Spensley, rappresentante del Genoa; all'inizio della stagione successiva, fu deliberato che la Coppa venisse assegnata permanentemente al Milan, la società che l'aveva vinta per due volte di fila (1906 e 1907).[4] Per quanto riguarda il Campionato italiano, snobbato dalle grandi, fu la debuttante Pro Vercelli ad aggiudicarselo, approfittando della situazione: i nuovi arrivati neutralizzarono i liguri dell'Andrea Doria e i lombardi dell'US Milanese conquistando il loro primo titolo, bissato l'anno successivo. Il nuovo calcio italiano usciva così dalle metropoli: cominciava il periodo d'oro delle provinciali.

La formula dei due tornei, uno ammettente anche gli stranieri e l'altro riservato ai soli italiani, si ripeté anche l'anno successivo:

  1. il campionato federale, aperto a tutti, fu vinto dalla Pro Vercelli[5]
  2. il campionato italiano fu invece appannaggio della Juventus, trionfante contro l'USM[6]

La Pro Vercelli vinse così la Coppa Zaccaria Oberti abbinata alla vittoria del Campionato federale, mentre la Juventus poté aggiudicarsi la Coppa Romolo Buni in quanto vincente il Campionato italiano.[7] Tuttavia, solo i due trionfi della Pro Vercelli nelle stagioni 1908 e 1909 sono riconosciuti attualmente dalla Federazione come "ufficiali", mentre i due tornei paralleli vinti dalla Juventus nei medesimi anni non vengono ritenuti tali, non venendo inseriti nell'albo d'oro del Campionato italiano di calcio. E ciò nonostante entrambi i tornei fossero stati organizzati dalla FIGC, come si evince dal suo regolamento organico per le stagioni 1908 e 1909, e la stessa FIGC all'epoca dei fatti avesse definito il campionato federale vinto dalla Juventus nel 1908 come "maggior gara" (più importante) rispetto al campionato italiano vinto dalla Pro Vercelli nel medesimo anno.[8]

Sul modello della First Division inglese, nella stagione 1909-10 il meccanismo del torneo venne semplificato iscrivendo tutte le nove partecipanti ad un Girone Unico che avrebbe determinato una classifica di cui la squadra che ne avesse guadagnato la testa a fine stagione avrebbe vinto il titolo. La scissione tra campionato federale e campionato italiano non venne completamente abolita, perché, pur unificando i tornei, si decise di assegnare a fine stagione due titoli: la squadra composta da soli italiani meglio piazzata al termine della stagione avrebbe vinto il Campionato italiano, mentre la squadra "mista" (composta anche da stranieri) meglio piazzata avrebbe vinto il Campionato federale.[9] Alla fine del Campionato, però, essendo Inter e Pro Vercelli prime a pari merito a quota 25 punti, si decise di far disputare uno spareggio tra le due società per assegnare il titolo di campione federale, mentre il titolo di "Campione italiano" fu assegnato alla Pro Vercelli, essendo la miglior classificata tra le squadre composte soltanto da giocatori italiani. Il successo arrise ai giovani nerazzurri dopo un polemicissimo spareggio contro i campioni uscenti vercellesi, che, per protesta contro la FIGC riguardo alla scelta della data della disputa dello spareggio, schierò la quarta squadra comprendente giocatori dagli 11 ai 15 anni, che persero 10-3 contro la prima squadra dell'Inter.[10] Per il forte comportamento antisportivo, la Pro Vercelli subì una pesante squalifica per decreto della Federazione, poi ridotta. I campioni uscenti vercellesi, comunque, si rifaranno con una tripletta di vittorie nelle tre annate successive.

La Federazione era a questo punto intenzionata ad allargare gli angusti confini del torneo, onde conferirgli una reale valenza nazionale, ma il problema era, come si è detto, la nettissima differenza di valore fra le squadre provenienti dalle diverse parti del Paese. Nel 1910, comunque, la FIGC decise di innalzare il campionato veneto, che già si disputava da alcune stagioni, facendolo diventare parte del torneo nazionale col nome di Girone Veneto, ed includendovi anche il Bologna che non aveva alcuna avversaria in Emilia. Nel 1911 il Vicenza, e nel 1912 il Venezia, furono i rivali dei campioni occidentali, in entrambi i casi la Pro Vercelli, nella gara conclusiva, rimediando sconfitte con cinque gol al passivo per i biancorossi e tredici per i neroverdi lagunari.

Dal 1912 al 1921

Situazione dal 1912 al 1921
I livello Prima Categoria
II livello Promozione Regionale
III livello Terza Categoria Regionale

Col passare del tempo e con la celere diffusione del gioco del calcio, crebbero notevolmente le squadre partecipanti e la competizione divenne un lungo campionato a gironi. Per garantire la definitiva patente di nazionalità al titolo, la FIGC aveva però bisogno che il campionato coinvolgesse anche tutto il Centro e il Sud, e non solo la Pianura Padana. A quei tempi le formazioni meridionali disputavano vari tornei regionali inquadrati nella Terza Categoria, livello consono in rapporto alla forza delle squadre del Nord. Per raggiungere l'obiettivo prefissatosi, la Federazione attuò una sfasatura tra l'organizzazione calcistica delle due parti del Paese, elevando d'ufficio i tornei del Sud alla Prima Categoria, pur non essendo tali raggruppamenti paragonabili a quelli del Nord. Dato che contemporaneamente al Nord erano stati ristabiliti i Gironi Eliminatori regionali propedeutici al Girone Finale, gli incontri conclusivi fra i campioni del Nord e quelli del Sud presero il nome di Girone Finalissimo o, semplicemente, di finalissima. Nello stesso periodo vennero assegnati dieci titoli di Campione dell'Italia Meridionale. Il complicato meccanismo testé descritto rese però sempre più lungo ed affollato il campionato anche perché se da un lato si era istituito il Campionato di Promozione che metteva in palio una serie di promozioni al massimo torneo, il contrario sistema delle retrocessioni, sperimentato nel 1912-13, fu subito di fatto abbandonato a suon di ripescaggi.

Nei campionati dal 1912 al 1915 ci fu una vera esplosione: parteciparono in crescendo 30, 45 e persino 51 squadre nello scudetto vinto dal Genoa nel campionato 1914-15, l'ultimo disputato prima della grande guerra. Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato; tali discussioni sfociarono in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle "provinciali" che temevano per il proprio futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunga serie di gironi e partite (al Campionato 1920-21 parteciparono addirittura 88 squadre).

Dal 1921 al 1926

Situazione nel 1921/22 (scisma)
FIGC CCI
I livello Prima Categoria Prima Divisione
II livello Promozione Regionale Seconda Divisione Regionale
III livello Terza Categoria Regionale Terza Divisione Regionale
Situazione dal 1922 al 1926
I livello Prima Divisione
II livello Seconda Divisione
III livello Terza Divisione Regionale
IV livello Quarta Divisione Regionale

Vittorio Pozzo, sostenuto dalle grandi società, presentò quindi un piano di riforma che prevedeva l'eliminazione delle eliminatorie regionali, sostituite con grandi gironi estesi all'intero Nord Italia; ciò postulava ovviamente una decisa decurtazione delle partecipanti al campionato, e ci si orientò verso la cifra di 24 partecipanti divise in due gruppi, un livello leggermente superiore a quello delle 16 ammesse alle semifinali della stagione in via di conclusione, calcolato in modo da mantenere sostanzialmente invariato il numero di gare disputate dai futuri campioni d'Italia rispetto al recente passato. Il progetto Pozzo prevedeva così:[11]

  1. una Prima Divisione, o Divisione A a 24 squadre, così suddivise: 7 del Piemonte, 5 della Lombardia, 3 della Liguria, 4 dell'Emilia, 3 del Veneto e 2 della Toscana.
  2. una Seconda Divisione, o Divisione B a 48 squadre, a cui avrebbero partecipato le partecipanti al Campionato di Prima Categoria 1920-21 ma non ammesse alla nuova Prima Divisione, più le vincenti delle Finali di Promozione Regionale.
  3. una Terza Divisione, o Divisione C a livello regionale, a cui avrebbero partecipato le squadre di Promozione non ammesse alla Seconda Divisione, più le vincenti dei campionati di Terza Categoria Regionale.
  4. una Quarta Divisione, o Divisione D a livello regionale, corrispondente alla vecchia Terza Categoria Regionale.

Fu così che le 24 maggiori società italiane, approvando la riforma di Pozzo, si riunirono a Milano firmando il cosiddetto patto di Milano, che stabiliva che le squadre ammesse alla nuova Prima Divisione ridotta a 24 squadre sarebbero state solo loro.[12]

Le società minori, ovviamente si opposero al piano di riforma proposto da Pozzo, e proposero all'Assemblea il loro piano di riforma, progetto delle società minori, concordato a Novi e a Milano, che praticamente lasciava tutto invariato:[12]

  1. Prima Categoria a 72 squadre, suddivise in otto gironi eliminatori.
  2. Promozione, senza cambiamenti e con le sei vincenti promosse.
  3. Terza Categoria, con l'esclusione delle terze squadre.

Il progetto prevedeva inoltre la disputa di una Coppa Italia, riservata per le eliminate dalla Prima Categoria e dalla Promozione.

Fu così che Pozzo arrivò a presentare il suo progetto a Torino, sede della Federazione, in un clima di tensione la mattina di domenica 24 luglio, lo stesso giorno della finalissima fra Pro Vercelli e Pisa in programma nel pomeriggio nel capoluogo piemontese, e in occasione della quale il Consiglio Federale era stato convocato. Le piccole società, ritrovatesi a loro volta a Novi Ligure il giorno prima, erano decise a dar battaglia. E infatti il Consiglio Federale, con 113 voti contro 65, bocciò la riforma Pozzo. L'insofferenza delle società metropolitane era però giunta al culmine: fu così che 24 squadre, le più forti e rappresentative, abbandonarono la federazione fondando una Confederazione Calcistica Italiana col compito di organizzare un campionato sul sistema del Progetto Pozzo. Nel 1922 si ebbero così due campioni, la sorprendente Novese e una Pro Vercelli giunta al canto del cigno, mentre la Coppa Italia fu vinta dal sorprendente Vado Ligure, una squadra di Promozione; ma l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del Compromesso Colombo, che stabilì che:

  • le due associazioni sarebbero state riunificate mediante lo scioglimento della Confederazione e il reintegro delle società secessioniste nei ranghi federali;
  • il campionato 1922-23, ora denominato Prima Divisione sulla falsariga di quello organizzato dalla C.C.I., sarebbe stato composto da 36 squadre suddivise in tre gironi;
  • il nuovo torneo sarebbe stato gestito operativamente dalla Lega Nord e dalla Lega Sud della disciolta Confederazione e ora integrate nell'organigramma della Federazione;
  • nel settore meridionale si manteneva la solita struttura dei campionati regionali, riservandosi di operare tutte le misure necessarie per elevarne il tasso tecnico;
  • le vecchie categorie venivano abolite e tutte le squadre affiliate alla Federazione sarebbero state redistribuite su quattro livelli, di cui la Seconda Divisione e la Prima, a carattere nazionale e gestite dalle Leghe Nord e Sud, mentre i Comitati Regionali federali avrebbero continuato a organizzare il campionati regionali dove le precedenti categorie "Promozione" e Terza Categoria" sarebbero state trasformate in Terza e Quarta Divisione;
  • a partire dalla successiva stagione 1923-24, il campionato sarebbe stato formato da sole 24 squadre mediante la retrocessione di dodici squadre e il blocco una tantum delle promozioni;
  • la Federazione doveva riconoscere la piena validità del titolo di Campione d'Italia guadagnato dalla Pro Vercelli nel concluso torneo confederale.

Il Compromesso Colombo consacrava così la nuova massima categoria, la Prima Divisione, composta da una Lega Nord a 36 società, da ridursi a 24 a partire dalla stagione successiva, più una Lega Sud che invece continuava coi vecchi gironi regionali. La nuova Seconda Divisione comprendeva invece 48 società, suddivise in sei gironi da otto partecipanti, così stabilite:[13]

  • 4 perdenti gli spareggi previsti dal Compromesso Colombo, più le 2 perdenti gli spareggi-salvezza del torneo CCI[14][15]
  • 28 provenienti dalla Prima Categoria FIGC
  • 4 provenienti dalla Seconda Divisione CCI (i 4 campioni regionali)
  • 6 provenienti dalla Promozione FIGC (i 6 campioni regionali)
  • 2 provenienti dalla Venezia Giulia
  • 1 indicata dalla CCI
  • 1 indicata dalla FIGC

In seguito allo scioglimento o la mancata iscrizione di ben dieci delle aventi diritto a parteciparvi, furono ammesse al loro posto le seconde classificate dei campionati regionali di Promozione FIGC e Seconda Divisione CCI.[16]

I vincenti dei gironi di finale di Terza Divisione venivano inoltre promosse, in caso di vittoria nello spareggio con squadre della categoria superiore, in Seconda Divisione.

Dalla stagione 1922-23 al 1925-26 il campionato fu quindi strutturato in tal modo:

  • Nord
    • Prima Divisione (3 gironi da 12=36 squadre, ridotte a 24 divise in due gironi da 12 a partire dal 1923-24): Subnazionale, con gironi estesi a tutto il Nord Italia. Finale tra le vincenti dei gironi, retrocessione per l'ultima di ogni girone.
    • Seconda Divisione (6 gironi da 8, poi ridotti a 4 da 10 a partire dal 1924-25): Interregionale, con finali subnazionali tra le vincenti dei gironi con due posti in palio per la Prima Divisione. Retrocessione per le ultime di ogni girone.
    • Terza Divisione: Regionale, con finali regionali o interregionali tra le vincenti dei gironi, con un posto in palio per la Seconda Divisione per ogni girone finale. Non esistono retrocessioni in Quarta Divisione.
    • Quarta Divisione: Regionale. Le migliori promosse in Terza Divisione.
  • Sud
    • Prima Divisione: Regionale, con le prime due di ogni girone regionale (tranne per Marche e Sicilia, dove solo il campione regionale è ammesso) ammesse ai due gironi di semifinale. Le vincenti dei due gironi di semifinale si scontrano alla Finale di Lega Sud.
    • Seconda Divisione: Regionale, con un numero variabile di promozioni in Prima Divisione.
    • Terza Divisione: Regionale, con le migliori promosse in Seconda Divisione.
    • Quarta Divisione: Regionale, con le migliori promosse in Terza Divisione.

L'epilogo del campionato del 1925, a sua volta segnato da quello del 1924, obbligò a riconsiderare la struttura del Progetto Pozzo, che conferiva ad una doppia finale il compito di assegnare lo scudetto, in quanto tali appuntamenti si erano rapidamente riempiti di una tensione tale da comportare ingestibili problemi di ordine pubblico. Si fece dunque largo l'idea dell'istituzione di una divisione d'onore a girone unico a 16 squadre; tale proposta aveva anche il pregio di aumentare gli scontri diretti fra le maggiori società nazionali, ridottisi dopo la divisione in due gironi separati. L'attuazione di tale piano imponeva, tuttavia, la riduzione del numero delle partecipanti al torneo: venne dunque deciso, all'assemblea federale del 17 agosto 1925, che, a fine stagione, sarebbero state ben quattro le retrocessioni per ogni girone della Lega Nord. Il piano prevedeva dunque a partire dal 1926-27 la seguente gerarchia:[17]

  1. Divisione d'Onore (16 squadre)
  2. Prima Divisione (24 squadre)
  3. Seconda Divisione (40 squadre)
  4. Campionati regionali (Terza e Quarta Divisione)

Con la prima storica Grande del campionato definitivamente avviata sul viale del tramonto, le due nuove Potenze del torneo si ritrovarono a contendersi direttamente fra loro la vittoria l'anno successivo, e stavolta a prevalere furono i bianconeri che si aggiudicarono il loro secondo scudetto a ventun anni di distanza dal primo.

Anche questa stagione si concluse in modo confuso, con diverse gare rinviate per problemi di ordine pubblico, i dirigenti federali divisi sul da farsi e le grandi società a spingere per una nuova riforma del campionato, confacente ai loro interessi. La crisi gestionale del mondo del calcio italiano si aggravò fra maggio e giugno, quando scoppiò uno sciopero arbitrale. Il regime fascista, interessato alla sottomissione dello sport nazionale al suo disegno totalitario, reagì duramente a questa forma di protesta, già bandita dal governo in altri settori. Il 27 giugno l'intera dirigenza della Federazione rassegnò le dimissioni ma, anziché indire nuove elezioni, demandò i propri poteri al CONI, già controllato dal regime tramite il suo presidente Lando Ferretti; costui nominò a sua volta tre importanti personalità, il presidente della Fortitudo Roma Italo Foschi, il Presidente dell'Associazione Italiana Arbitri ex vicepresidente dell'Inter Giovanni Mauro e il presidente del Bologna Paolo Graziani, a formare una Commissione di Riforma dell'ordinamento della FIGC. Ritiratisi in Versilia, il 2 agosto i tre dirigenti emanarono la Carta di Viareggio, documento che aprì il calcio italiano al professionismo ma sancì il definitivo assoggettamento della Federazione al totalitarismo fascista.

Dal 1926 al 1929

Situazione dal 1926 al 1928
I livello DDS
Divisione Nazionale
Nazionale
a gironi nazionali
II livello DDS
Prima Divisione
Nazionale
a gironi interregionali
III livello DDIN & DDIS
Seconda Divisione
Subnazionale
a gironi interregionali
IV livello Direttori Regionali
Terza Divisione
Regionale
a gironi unici o interprovinciali
Situazione nel 1928/29
I livello DDS
Divisione Nazionale
Nazionale
a gironi nazionali
II livello DDS
Prima Divisione Nord
Subnazionale
a gironi interregionali
DM
Campionato Meridionale
Subnazionale
a gironi interregionali
III livello DDIN
Seconda Divisione Nord
Subnazionale
a gironi regionali
IV livello Direttori Regionali
Terza Divisione
Regionale
a gironi unici o interprovinciali

La carta di Viareggio, oltre a stabilire l'apertura al professionismo e il blocco degli stranieri, segnò inoltre il secondo decisivo passo, dopo il Progetto Pozzo, verso l'introduzione di un girone unico nel campionato italiano. I princìpi di unità nazionale portati avanti dal fascismo mal si rispecchiavano in un torneo che fin dalla sua nascita era stato nettamente suddiviso fra un campionato del Nord al quale afferivano tutte le importanti società calcistiche italiane, e uno del Sud contraddistinto dal miserrimo livello tecnico e le cui vincitrici ricevevano sistematicamente pesanti cappotti nelle finalissime nazionali. Venne quindi disposta:

  1. la creazione di una Divisione Nazionale unica per tutta Italia per l'assegnazione dello scudetto, formata da due raggruppamenti per un totale di 20 squadre. Di queste, tenendo inevitabilmente conto dell'abissale differenza di valore sportivo fra i sodalizi delle due metà della Penisola, diciassette sarebbero giunte dalla ex Lega Nord, e tre dalla ex Lega Sud. In particolare, le squadre del Nord sarebbero state le sedici aventi diritto alla partecipazione al massimo campionato della nuova stagione, più un'ultima da individuarsi grazie ad un torneo di spareggio fra le otto retrocesse dell'annata appena conclusa. Per quanto riguarda il Sud, due posti vennero attribuiti alle due fresche finaliste di Lega, l'Internaples e l'Alba, mentre il terzo fu assegnato d'ufficio alla romana Fortitudo: tale atto d'império fu giustificato con la necessità di dare adeguata visibilità alla Capitale con due squadre diverse nel campionato come accadeva alle grandi città del Nord, ma non può passare inosservato il fatto che presidente della Fortitudo era proprio Italo Foschi, cioè uno dei tre redattori della Carta stessa.
  2. Il secondo gradino nella nuova piramide calcistica fu preso dalla vecchia e ora degradata Prima Divisione. In un primo momento si era pensato di strutturare il torneo su gironi di otto squadre, mentre poi, per analogia con la serie superiore, i ranghi di ogni raggruppamento furono elevati a dieci. Furono dunque istituiti un Gruppo Nord da trenta squadre, ulteriormente frazionato in tre gironi equivalenti, e un Gruppo Sud da dieci. Le società del Nord sarebbero state le sette retrocesse dagli spareggi per l'ammissione alla Divisione Nazionale, più ventidue formazioni d'élite della Seconda Divisione 1925-26, e con l'aggiunta infine della marchigiana Anconitana che veniva aggregata al torneo settentrionale. Le società del Sud, inquadrate in un girone unico, furono invece scelte fra quelle intermedie nelle classifiche della scorsa Prima Divisione, tolte le tre ammesse alla Divisione Nazionale e le retrocesse nella Seconda Divisione.
  3. Al di sotto il terzo gradino consistette nella Seconda Divisione, con un Gruppo Nord strutturato in maniera identica a quello della categoria cadetta, e un Gruppo Sud che raccoglieva invece quella trentina di società appartenenti alla disciolta Lega Sud che non erano riuscite a trovar spazio nelle serie superiori.
  4. Scendendo ulteriormente, i Direttori Regionali avrebbero organizzato, a seconda del numero delle società ad essi affiliate, una Terza Divisione mentre la Quarta Divisione veniva definitivamente abolita attraverso l'ammissione d'ufficio di tutte le società aventi almeno 2 anni di anzianità in seno alla FIGC (e per questo motivo a 2 regioni, alla Lombardia e all'Emilia, fu concesso di organizzarla fino al 1927-28 per poter progressivamente ammettere alla Terza Divisione le società di più recente affiliazione).

La ristrutturazione su scala nazionale dei campionati non poteva avvenire in molte realtà locali sulla base delle società esistenti. Specialmente nelle città del Sud vi era una pletora di piccolissime squadre insignificanti dal punto di vista tecnico, ciascuna rispecchiante un singolo quartiere o una particolare classe sociale. In particolare i tre maggiori nuclei urbani del Centro-Sud, Firenze, Roma e Napoli, non avevano una singola società che potesse neanche lontanamente competere con i grandi "club" del Nord. Il fascismo decise quindi di creare una squadra competitiva per ognuna delle città citate (e anche per altre) costringendo quelle esistenti a fondersi tra loro: così a Firenze dalla fusione del Club Sportivo Firenze con la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas nacque la Fiorentina (1926), a Roma con la fusione tra Alba, Fortitudo e Roman sorse la Roma (1927), mentre a Napoli già da quattro anni si aveva una rappresentante unica, l'Internaples. Anche qui però il livello tecnico era oltremodo basso e fu così che l'imprenditore Giorgio Ascarelli convinse i soci dell'Internaples a sciogliere la società e a formare un rinnovato sodalizio con l'apporto di forze nuove: nacque così il Napoli. Le fusioni societarie continuarono negli anni immediatamente successivi, sempre su spinta del regime che vedeva di cattivo occhio rivalità all'interno delle città contrastanti con le sue finalità di pace sociale. Fu così che nel 1928 la Liberty e l’Ideale formarono il Bari F.C., mentre simili iniziative si diffusero in tutta Italia come ad esempio a Taranto e a Fiume. Un minor numero di squadre avrebbe inoltre dato la possibilità ad un maggior numero di città di partecipare ai più importanti campionati: in tal senso va letta la creazione della Dominante, in pratica la prima versione della Sampdoria, dall'unione fra Andrea Doria e Sampierdarenese, e quella dell'Ambrosiana dalla fusione fra Inter e US Milanese.

La nuova formula della Divisione Nazionale prevedeva ora, in luogo della serie di finali, un raggruppamento conclusivo con le migliori squadre sei squadre (tre per girone) della fase eliminatoria, mentre le escluse avrebbero partecipato a un torneo di consolazione detto Coppa CONI e le peggiori quattro (due per girone) retrocesse in Prima Divisione (il campionato cadetto). Il Torino, allestito dal presidente conte Enrico Marone di Cinzano, vinse il proprio girone e, trascinato dal cosiddetto Trio delle Meraviglie composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti, spiccò il volo tagliando in testa il traguardo. La gioia dei granata fu però di breve durata, poiché nell'autunno successivo il sodalizio piemontese incappò nello scandalo del Caso Allemandi, in cui venne accusato di aver avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, e che gli costò la revoca dello scudetto. La reazione psicologica alla condanna avvenuta su base indiziaria e non probatoria, fu comunque la molla per il rilancio in classifica dei granata, partiti inizialmente un po' appagati nella nuova stagione. La sorte volle che la nuova annata divenisse quasi la copia della precedente, e il 22 luglio allo stadio Stadio San Siro di Milano il Torino si riaggiudicò nuovamente un titolo che questa volta non gli tolse nessuno.

Il deciso attivismo del presidente federale Leandro Arpinati partorì nell'estate del 1928 una novità che divenne tappa storica per il calcio italiano. Il mondo del pallone tricolore era infatti oramai pronto per dare una svolta che lo portasse ad assumere un'organizzazione simile a quella del campionato inglese, e fu così decisa quella svolta che portò all'introduzione anche in Italia della formula del Girone Unico, tra le proteste dei club più piccoli, spaventati all'idea di venire inghiottiti, come puntualmente avvenne, dalle categorie inferiori. Il 18 marzo una deliberazione del Direttorio Federale annunciava che:

« ...nella stagione 1929-30 avremo in Divisione Nazionale 32 squadre delle quali 16 parteciperanno alla Serie A e 16 alla Serie B... Questo sistema in sostanza porta a quel girone unico da tanto tempo atteso, mentre crea tra la massima categoria e la Prima Divisione un utile cuscinetto. Nella stagione 1928-29 si avrà invece un campionato di transizione: verrà giocato su due gironi di 12 squadre ciascuno, cioè le attuali meno l'Hellas e la Reggiana, oltre ovviamente alle vincenti dei quattro gironi della Prima Divisione. Le prime quattro classificate di ogni girone (totale 8 squadre) disputeranno un girone finale per il titolo di campione d'Italia 1928-1929, mentre le 16 escluse disputeranno la Coppa CONI. Le prime quattro classificate di ogni girone della Coppa CONI (totale 8 squadre) andranno per la stagione 1929-30 a completare la Serie A con le otto finaliste, mentre le ultime quattro classificate di ogni girone, più le prime due classificate di ogni girone di Prima Divisione (totale 16 squadre) formeranno la Serie B della Divisione Nazionale. »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 19 marzo 1928, p. 2.)

Il nuovo campionato sarebbe stato quindi l'ultimo disputato con la formula dei due gironi introdotta nel 1921, mentre dalla stagione successiva le grandi squadre sarebbero state riunite in un nuovo torneo, la Serie A, mentre le escluse avrebbero costituito l'altrettanto inedita Serie B. Tuttavia, successivamente, Arpinati decise di allargare ulteriormente l'ultimo campionato di Divisione Nazionale. Con decreto del 28 giugno deliberò che:

« Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna... Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati... »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 29 giugno 1928, p. 5.)

Ripescò quindi anche le due ultime classificate del campionato di Divisione Nazionale appena concluso (Verona e Reggiana) e vennero quindi promosse d'ufficio le seconde classificate dei quattro gironi della Prima Divisione appena conclusa, tra cui spiccavano due società rappresentanti capoluoghi regionali, cioè il Venezia e la giovanissima Fiorentina. A completare l'organico venne iscritta d'ufficio la Triestina, con l'evidente obiettivo politico di inserire nel giro del grande calcio quei territori orientali annessi dall'Italia nel 1919 con la vittoria nella Grande Guerra, ma che fino a quel punto non erano riusciti a scalfire le gerarchie del consolidato calcio della Penisola. Fu promossa a tavolino anche la US Milanese, che tuttavia prima dell'inizio del campionato fu costretta dalle autorità fasciste a fondersi con l'Inter, formando la nuova società dell'Ambrosiana; essendo rimasto un posto vacante a causa della fusione, fu ammessa in extremis in Divisione Nazionale la Fiumana, sempre con l'intento di inserire nel giro del grande calcio squadre provenienti dalla Venezia Giulia.

Tale allargamento una tantum dell'ultimo torneo di Divisione Nazionale, ottenuto ripescando tutte le retrocesse e includendovi varie squadre cadette, era finalizzato a dare maggiore rappresentatività geografica alla manifestazione. Le 32 società partecipanti al Campionato di Divisione Nazionale sarebbero state suddivise in due serie:

  1. le prime otto classificate di ogni girone avrebbe formato la Divisione Nazionale Serie A.
  2. quelle intermedie tra la nona e la quattordicesima posizione sarebbero state ammesse alla Divisione Nazionale Serie B insieme alle quattro vincenti della Prima Divisione
  3. le ultime due classificate sarebbero state retrocesse in terza serie (Prima Divisione)

A campionato concluso, Arpinati decise tuttavia di allargare il primo campionato di Serie A a 18 squadre, ammettendovi quindi anche Napoli, Lazio e Triestina, e anche il campionato di Serie B venne allargato a 18 squadre, ripescando nel campionato cadetto le 4 retrocedende in Prima Divisione. La finale tra le due vincenti dei gironi vide i granata soccombere al Bologna nello spareggio disputato al Flaminio di Roma.

Il 6 ottobre 1929 si disputarono dunque le prime 9 partite del campionato 1929-30 che alla fine vide il successo della nuova Ambrosiana di Giuseppe Meazza, una squadra creata dal regime fondendo d'autorità l'Inter con l'Unione Sportiva Milanese.

Dal 1929 al 1943

Situazione nel 1929/30
I livello DDS - Div.Naz.
Serie A
Nazionale
a girone unico
II livello DDS - Div.Naz.
Serie B
Nazionale
a girone unico
III livello DDS & DM
Prima Divisione
Nazionale
a gironi interregionali
IV livello DDIN & DM
Seconda Divisione
Subnazionale
a gironi regionali
V livello Direttori Regionali
Terza Divisione
Regionale
a gironi unici o interprovinciali
Situazione dal 1930 al 1935
I livello DDS - Div.Naz.
Serie A
Nazionale
a girone unico
II livello DDS - Div.Naz.
Serie B
Nazionale
a girone unico
III livello DDS
Prima Divisione
Interregionale
a gironi interregionali
IV livello Direttori Regionali
Seconda Divisione
Regionale
a gironi unici o interprovinciali
V livello Direttori Regionali
Terza Divisione
Regionale
a gironi unici o interprovinciali
Situazione dal 1935 al 1943
I livello Serie A
II livello Serie B
III livello Serie C
IV livello Prima Divisione Regionale
V livello Seconda Divisione Regionale

La Serie A come la conosciamo oggi nacque nel 1929, in seguito alla riforma voluta da Arpinati, che stabilì la seguente gerarchia:

  1. Divisione Nazionale, ulteriormente suddivisa in:
    1. Serie A (girone unico a 18 squadre, la prima classificata vince lo scudetto, le ultime due retrocedono)
    2. Serie B (girone unico a 18 squadre, le prime due vengono promosse, le ultime quattro retrocedono)
  2. Divisioni non nazionali (interregionali o regionali), ovvero:
    1. Prima Divisione (4 gironi da 15 squadre, in ogni girone la prima classificata viene promossa e le ultime due retrocedono)
    2. Seconda Divisione (gironi interregionali, con gironi di finale Nord e Sud; 8 squadre vengono promosse, l'ultima retrocede)
    3. Terza Divisione (gironi regionali, con finali interregionali con in palio la promozione per la vincente di ogni girone)

A partire dalla stagione 1930-31 la Seconda Divisione diventò un campionato regionale, mentre la Prima Divisione subì un progressivo allargamento: si salì a 6 gironi nella stagione 1930-31, addirittura a 9 nella stagione 1932-33, per poi scendere a 8 nelle stagioni 1933-34 e 1934-35. Conseguenza dell'aumento dei gironi e che la promozione in Serie B non era più garantita alla vincente del girone, che per ottenere la promozione in cadetteria doveva vincere un ulteriore girone di finale contro le vincenti degli altri gironi. È da notare, inoltre, la partecipazione delle squadre riserve delle squadre di Serie A alla Prima Divisione, anche se non facevano classifica (non avevano diritto alla promozione, essendo squadre "B" o "II", secondo il gergo dell'epoca).

Nel 1934 la FIGC decise di creare il campionato di Serie C a partire dalla stagione 1935-36. Questo fu quindi la gerarchia dei campionati nella stagione 1935-36:

  1. Divisione Nazionale, ulteriormente suddivisa in:
    1. Serie A (girone unico a 16 squadre, la prima classificata vince lo scudetto, le ultime due retrocedono)
    2. Serie B (girone unico a 18 squadre, le prime due vengono promosse, le ultime quattro retrocedono)
    3. Serie C (4 gironi da 16 squadre, in ogni girone la prima classificata viene promossa e le peggiori retrocedono)
  2. Divisioni regionali, ovvero:
    1. Prima Divisione (gironi regionali, con le migliori promosse)
    2. Seconda Divisione (gironi regionali, con le migliori promosse)

Questa gerarchia rimase in vigore fino alla stagione 1942-43, salvo un allargamento della Serie C a otto gironi, con conseguente introduzione di gironi di finale tra le vincenti dei gironi che mettevano in palio quattro promozioni in Serie B. Nella stagione 1942-43, per via della guerra, i gironi della Serie C aumentarono ulteriormente.

Dal 1943 al 1952

Situazione straordinaria 1945-46
Nord Centro-Sud
I livello Lega Alta Italia
Serie A
Lega Centro-Sud
Serie A-B
II livello Lega Alta Italia
Serie B-C
Lega Centro-Sud
Serie C
III livello Lega Alta Italia
Serie C
Leghe Regionali
Prima Divisione
IV livello Leghe Regionali
Prima Divisione
Leghe Regionali
Seconda Divisione
V livello Leghe Regionali
Seconda Divisione
Leghe Regionali
Terza Divisione
Situazione dal 1946 al 1948
I livello LNP
Serie A
Nazionale
a girone unico
II livello LNP
Serie B
Subnazionale
a gironi interregionali
III livello LIN & LIC & LIS
Serie C
Subnazionale
a gironi regionali
IV livello Leghe Regionali
Prima Divisione
Regionale
a gironi interprovinciali
V livello Leghe Regionali
Seconda Divisione
Regionale
a gironi interprovinciali
Situazione dal 1948 al 1952
I livello Serie A
II livello Serie B
III livello Serie C
IV livello Promozione Interregionale
V livello Prima Divisione Regionale
VI livello Seconda Divisione Regionale o Provinciale
Amatori Campionato senza promozioni.

Nell'estate 1943, a causa del caos provocato dalla guerra, non essendo possibile organizzare campionati a girone unico, si pensò di organizzare per il 1943-44 un campionato misto di Serie A-B in tre gironi, ma il progetto fu abbandonato dopo l'armistizio dell'8 settembre.

Nel 1944, con l'Italia divisa in due a causa della Seconda guerra mondiale, nel settentrione, voluto dal Min.Cul.Pop., venne comunque organizzato un torneo non ufficiale (essendo in atto il periodo di inattività ufficiale stabilito nel 1943 dalla F.I.G.C) che fu vinto dai VV.FF. della Spezia. Tale torneo prese il nome di Campionato Alta Italia ed il titolo venne riconosciuto dalla FIGC, seppure solo in via onorifica, nel 2002.

Per la stagione 1945-46, non essendo ancora possibile ritornare al girone unico, la struttura dei campionati fu la seguente:

  1. Campionato misto Serie A-B, composto dal Campionato Alta Italia (con sole squadre di A), il Campionato Sud A-B (con le squadre del Sud di A e B) e il girone finale nazionale a cui si qualificavano le migliori quattro dei due tornei Nord/Sud.
  2. Campionato Alta Italia B-C, campionato misto di B e C organizzato nell'Alta Italia.
  3. Serie C, suddivisa in Lega Nazionale Alta Italia e Lega Nazionale Centro-Sud.
  4. Prima Divisione Regionale.
  5. Seconda Divisione Regionale.

Per la stagione 1946-47, si tornò al girone unico per la Serie A, mentre la B fu riorganizzata in tre gironi con una promozione in A per girone. Invece la Serie C, suddivisa in Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud, subì un allargamento talmente consistente da comprendere addirittura 18 gironi per la stagione 1947-48, al punto che qualcuno iniziò provocatoriamente a definirla Serie C Regionale. Nel 1947 si pensò di riorganizzare i tornei in senso più elitario, prevedendo per la stagione 1948-49:

  1. Serie A (girone unico)
  2. Serie B (girone unico)
  3. Serie C (tre gironi)
  4. Promozione (diversi gironi interregionali, gestiti da Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud)
  5. Prima Divisione (regionale)
  6. Seconda Divisione (regionale)

In seguito al caso Napoli, la FIGC stabilì di allargare la nuova Serie C a quattro gironi, ripescando diverse società inizialmente retrocesse. Nel 1951, tuttavia, la FIGC deliberò di rendere anche il campionato di Serie C un torneo a girone unico, istituendo un nuovo torneo interregionale, la IV Serie, al di sotto della C.

Dal 1952 al 1959

Situazione dal 1952 al 1957
I livello Serie A
II livello Serie B
III livello Serie C
IV livello IV Serie
V livello Promozione Regionale
VI livello Prima Divisione Regionale
VII livello Seconda Divisione Provinciale
Situazione nel 1957/58
I livello Serie A
II livello Serie B
III livello Serie C
IV livello Interregionale I Serie o Eccellenza
Interregionale II Serie
V livello Campionato Nazionale Dilettanti a livello Regionale
VI livello Prima Divisione Regionale
VII livello Seconda Divisione Provinciale

Dal 1952-53 al 1956-57 la struttura del campionato fu la seguente:

  1. Serie A a girone unico: la prima classificata vince lo scudetto, le ultime due retrocedono.
  2. Serie B a girone unico: le prime due classificate vengono promosse, le ultime due retrocedono.
  3. Serie C a girone unico: le prime due classificate vengono promosse, le ultime quattro retrocedono.
  4. IV Serie a otto gironi: le vincenti di ogni girone vengono ammessi ai due gironi di semifinale con in palio quattro promozioni; le vincenti dei due gironi di semifinale si contendono in finale il titolo di Campione d'Italia di IV Serie.
  5. Promozione a livello regionale.
  6. Prima Divisione a livello regionale.
  7. Seconda Divisione a livello provinciale.
Situazione nel 1958/59
I livello Serie A
II livello Serie B
III livello Serie C
IV livello IV Serie
V livello Campionato Nazionale Dilettanti a livello Regionale
VI livello Prima Divisione Regionale
VII livello Seconda Divisione Regionale

Nel 1957 la FIGC decise di abolire il girone unico in Serie C allargandola prima a due gironi (1958-59) e poi a tre gironi (dal 1959-60). La IV Serie venne prima scissa in due livelli e poi soppressa, sostituita dalla Serie D. La Promozione si trasformò nel Campionato Nazionale Dilettanti che a dispetto del nome era gestito dai Comitati Regionali anche se i campioni regionali si contendevano lo scudetto Dilettanti nella fase finale nazionale.

Dal 1959 a oggi

Nel 1959 la Lega Nazionale si tramutò in Lega Nazionale Professionisti, gestendo i campionati di Serie A e di Serie B. Nello stesso anno fu fondata la Lega Nazionale Semiprofessionisti, con l'incarico di gestire i campionati di Serie C e di Serie D. La Lega Nazionale Dilettanti avrebbe avuto invece l'incarico di coordinare l'attività dei Comitati Regionali. Dal 1959 al 1978 la struttura dei campionati era la seguente:

  • Tornei gestiti dalla Lega Nazionale Professionisti
  1. Serie A a girone unico
  2. Serie B a girone unico
  • Tornei gestiti dalla Lega Nazionale Semiprofessionisti
  1. Serie C a tre gironi
  2. Serie D a gironi plurimi
  • Campionati regionali dilettantistici
  1. Prima Categoria (dal 1967 Promozione)
  2. Seconda Categoria (dal 1967 Prima Categoria)
  3. Terza Categoria (dal 1967 Seconda Categoria)
  4. Terza Categoria (dal 1967 VIII livello del campionato italiano)

Dal 1978-79 la Serie C è scissa in Serie C1 e C2, mentre nel 1981 la Serie D (ribattezzata prima Campionato Interregionale, poi Campionato Nazionale Dilettanti, prima di riprendere la denominazione di Serie D nel 2000) si trasformò da semiprofessionistica a dilettantistica. Nel 1986 la Serie C1 e Serie C2 divennero campionati professionisti (prima erano semiprofessionisti) e nel 2007 cambiarono denominazione in Lega Pro Prima Divisione e Lega Pro Seconda Divisione. In ambito regionale è da segnalare la creazione nel 1992 del Campionato di Eccellenza Regionale tra la Serie D e la Promozione Regionale.

Qui sotto una tabella con i vari cambiamenti dal 1959 a oggi:

Situazione dal
1959 al 1968
Situazione dal
1968 al 1978
Situazione dal
1978 al 1981
Situazione dal
1981 al 1991
Situazione dal
1991 al 2000
Situazione dal
2000 al 2008
Situazione dal
2008 al 2014
Situazione dal
2014
I livello LNP
Serie A
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie A
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie A
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie A
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie A
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie A
Nazionale
a girone unico
Lega Serie A
Serie A
Nazionale
a girone unico
Lega Serie A
Serie A
Nazionale
a girone unico
II livello LNP
Serie B
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie B
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie B
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie B
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie B
Nazionale
a girone unico
LNP
Serie B
Nazionale
a girone unico
Lega Serie B
Serie B
Nazionale
a girone unico
Lega Serie B
Serie B
Nazionale
a girone unico
III livello LNSP
Serie C
Interregionale
a gironi singoli
LNSP
Serie C
Interregionale
a gironi singoli
LNSP
Serie C1
Interregionale
a gironi singoli
LNSC
Serie C1
Interregionale
a gironi singoli
LPSC
Serie C1
Interregionale
a gironi singoli
LPSC
Serie C1
Nazionale
a gironi interregionali
Lega Pro
Lega Pro Prima Divisione
Nazionale
a gironi interregionali
Lega Pro
Lega Pro
Nazionale
a gironi interregionali
IV livello LNSP
Serie D
Interregionale
a gironi singoli
LNSP
Serie D
Interregionale
a gironi singoli
LNSP
Serie C2
Interregionale
a gironi singoli
LNSC
Serie C2
Interregionale
a gironi singoli
LPSC
Serie C2
Interregionale
a gironi singoli
LPSC
Serie C2
Interregionale
a gironi singoli
Lega Pro
Lega Pro Seconda Divisione
Nazionale
a gironi interregionali
LND
Serie D
Nazionale
a gironi interregionali
V livello Prima Categoria
Regionale
LND
Promozione
Regionale
LNSP
Serie D
Interregionale
a gironi singoli
LND
Interregionale
Interregionale
a gironi singoli
LND
Camp. Naz. Dilettanti
Nazionale
a gironi interregionali
LND
Serie D
Nazionale
a gironi interregionali
LND
Serie D
Nazionale
a gironi interregionali
LND
Eccellenza
Regionale
VI livello
LND
Seconda Cat.
Regionale
LND
Prima Cat.
Regionale
LND
Promozione
Regionale
LND
Promozione
Regionale
LND
Eccellenza
Regionale
LND
Eccellenza
Regionale
LND
Eccellenza
Regionale
LND
Promozione
Regionale
VII livello
LND
Terza Cat.
Provinciale
LND
Seconda Cat.
Regionale
LND
Prima Cat.
Regionale
LND
Prima Cat.
Regionale
LND
Promozione
Regionale
LND
Promozione
Regionale
LND
Promozione
Regionale
LND
Prima Categoria
Regionale
VIII livello
LND
Terza Cat.
Provinciale
LND
Seconda Cat.
Regionale
LND
Seconda Cat.
Regionale
LND
Prima Categoria
Regionale
LND
Prima Categoria
Regionale
LND
Prima Categoria
Regionale
LND
Seconda Categoria
Regionale
IX livello
LND
Terza Cat.
Provinciale
LND
Terza Cat.
Provinciale
LND
Seconda Categoria
Regionale
LND
Seconda Categoria
Regionale
LND
Seconda Categoria
Regionale
LND
Terza Categoria
Provinciale
X livello
LND
Terza Categoria
Provinciale
LND
Terza Categoria
Provinciale
LND
Terza Categoria
Provinciale

I campionati professionistici

Torneo della Lega Nazionale Professionisti Serie A

È un torneo che si svolge tra 20 squadre dalla stagione 2004-05, mentre in passato le squadre iscritte sono state 18 o 16. Fu istituita nel 1929, quando agli albori il torneo era strutturato su di una Prima Categoria formata da un numero assai variabile di società, da un minimo di 4 nel 1898 ad un massimo di ben 88 nel 1921. La squadra che ottiene il maggior numero di punti nella Serie A si aggiudica il titolo di campione d'Italia, denominato e contraddistinto da un apposito scudetto che venne introdotto per la prima volta in Italia dal Genoa nel 1924-25 quando lo appuntò sulle maglie della squadra, e da allora rimase fino ai tempi odierni. La Coppa Campioni d'Italia, il trofeo del campionato, si assegna dalla stagione 1960-61, e dalla stagione 2004-05 si consegna sul campo alla squadra campione, con una cerimonia di premiazione. Le prime due squadre classificate ottengono la qualificazione alla fase a giorni della Champions League, mentre la terza si qualifica al turno di play-off della medesima competizione. La quarta si qualifica al turno di play-off della Europa League, mentre la quinta si qualifica al terzo turno preliminare della medesima competizione. La squadra vincitrice della Coppa Italia si qualifica alla fase a gironi della Europa League, ma se quest'ultima risulta già qualificata per la Champions League, e la finalista perdente è già qualificata alle coppe europee, è la squadra classificata sesta in campionato a qualificarsi per la Europa League, partendo dal terzo turno preliminare. Le ultime tre squadre in graduatoria vengono retrocesse in Serie B.

Torneo della Lega Nazionale Professionisti Serie B

È un torneo che si svolge tra 22 squadre dalla stagione 2004-05, mentre in passato le squadre iscritte sono state 20 o 24. I vincitori del torneo passano alla categoria superiore (Serie A), mentre gli ultimi vengono retrocessi alla categoria inferiore (Lega Pro). Attualmente solo le prime 2 classificate vengono promosse direttamente. Se la squadra 3ª classificata ha meno di 10 punti di vantaggio sulla 4ª, la restante promozione viene decisa con un girone di spareggi detto play-off al quale prendono parte le squadre classificate dal 3º all'8º posto, altrimenti la terza classificata viene promossa direttamente. Allo stesso modo si procede per le quattro retrocessioni con il play-out tra la squadra 17ª e 18ª che viene disputato con gare di andata e ritorno se la squadra 17ª classificata ha meno di 5 punti di vantaggio sulla 18ª, altrimenti quest'ultima retrocede direttamente assieme alle ultime 3 squadre classificate. La Coppa Ali della Vittoria, il trofeo del campionato, si assegna dalla stagione 1960-61, e dalla stagione 2006-07 si consegna sul campo alla squadra vincitrice, con una cerimonia di premiazione.

Torneo della Lega Italiana Calcio Professionistico

L'ultima serie del calcio professionistico è suddivisa geograficamente in tre gironi: A, B e C, ciascuno con 20 partecipanti. La prima di ogni girone viene promossa direttamente, mentre le seconde, le terze e le migliori quarte classificate disputano i play-off nazionali che danno diritto ad un unico ulteriore posto per la cadetteria; per quanto riguarda le retrocessioni, che interessano complessivamente nove squadre, l'ultima classificata viene relegata direttamente, mentre penultima, terzultima, quartultima e quintultima disputano i play-out per altre due condanne per girone, riprendendo pedissequamente lo schema usato nell'antica Serie C2 a tre gironi.

I campionati dilettantistici

I tornei amatoriali del calcio italiano sono gestiti dalla Lega Nazionale Dilettanti per il tramite degli organismi che essa coordina: il Comitato Interregionale e i 19 Comitati Regionali.

Tornei della Lega Nazionale Dilettanti

Essendo l'unica serie dilettantistica di livello nazionale, gode di statuto e regolamenti speciali; è l'anello di congiunzione tra il calcio amatoriale e quello professionistico della FIGC. La Serie D è oggi di norma articolata in 9 gironi da 18 squadre: a fine stagione le capoliste dei vari gironi, tutte promosse fra i professionisti, si contendono il titolo di campione d'Italia di categoria. Un così ampio ricambio fra settore professionistico e dilettantistico è un caso unico al mondo: in nessun altra nazione si assiste annualmente alla permuta di ben nove squadre tra i due regimi calcistici. Le ultime due classificate di ogni girone retrocedono direttamente nei campionati regionali, mentre le quattro squadre che le precedono disputano i play-out, a condizione però che il distacco in graduatoria non sia a doppia cifra, nel qual caso le posizioni divengono subito definitive. Alla Serie D vengono inoltre iscritte in soprannumero le squadre già professionistiche che, fallendo, abbiano perso tale status.

I campionati regionali

La restante struttura del campionato di calcio italiano si articola in ulteriori 5 livelli regionali a cui possono giocare le squadre a vario titolo con differenti organizzazioni, oneri, doveri, regole e casi particolari. Le prime di ciascuna serie sono promosse a quella superiore, come pure le vincitrici dei playoff, sebbene l'ascesa di queste ultime sia subordinata alla disponibilità di posti liberi nei tornei superiori di ciascuna Regione.

Eccole in successione:

Le serie in questione sono organizzate dai Comitati Regionali della FIGC, tranne l'ultima che viene gestita dai rispettivi comitati provinciali.

I campionati giovanili

I campionati giovanili sono disputati dalle squadre ragazzi delle varie società affiliate alla Federazione, e sono suddivisi sia per età che per inquadramento.

Giovani professionisti

I Giovani di Serie sono i giocatori delle maggiori squadre ragazzi delle società professionistiche. Per ragioni storiche, sono inquadrati in due tornei:

  • il Campionato Primavera organizzato dalla Lega Serie A e aperto alla partecipazione delle 41 squadre di 18-19 anni della Serie A e della Serie B. La presenza delle società cadette è dovuta all'antica affiliazione delle stesse alla Lega Calcio, alla quale la Lega di A è succeduta;
  • il Campionato Berretti organizzato dalla Lega Pro e aperto alla partecipazione di tutte le 101 società professionistiche, che schierano giocatori non maggiorenni.

Giovani dilettanti

In Italia esistono altri sei campionati organizzati dalle delegazioni provinciali e regionali della FIGC sotto l'egida del Settore Giovanile e Scolastico. I campionati, tutti di carattere giovanile sono:

  • Campionato Juniores, riservato ai ragazzi di 17-18 anni;
  • Campionato Allievi, riservato ai ragazzi di 15-16 anni;
  • Campionato Giovanissimi, riservato ai ragazzi di 13-14 anni;
  • Campionato Esordienti, riservato ai ragazzi di 11-12 anni;
  • Campionato Pulcini, riservato ai ragazzi di 9-10 anni;
  • Torneo Scuola Calcio, riservato ai bambini di 7-8 anni.

Nei campionati Juniores, Allievi e Giovanissimi, l'arbitraggio delle gare è riservato ad arbitri AIA, mentre l'arbitraggio delle altre categorie è affidato ai dirigenti delle società.

Piramide attuale

Livello Serie
Pro-1 Lega Nazionale Professionisti Serie A
Serie A

20 squadre
Pro-2 Lega Nazionale Professionisti Serie B
Serie B

22 squadre
Pro-3 Lega Italiana Calcio Professionistico
Lega Pro girone A

20 squadre
Lega Italiana Calcio Professionistico
Lega Pro girone B

20 squadre
Lega Italiana Calcio Professionistico
Lega Pro girone C

20 squadre
Dil-1 LND
Serie D
girone A

20 squadre
LND
Serie D
girone B

19 squadre
LND
Serie D
girone C

18 squadre
LND
Serie D
girone D

20 squadre
LND
Serie D
girone E

18 squadre
LND
Serie D
girone F

18 squadre
LND
Serie D
girone G

18 squadre
LND
Serie D
girone H

18 squadre
LND
Serie D
girone I

18 squadre
Dil-2 Eccellenza
(28 gironi regionali, 476 squadre)
Dil-3 Promozione
(54 gironi regionali, 893 squadre)
Dil-4 Prima Categoria
(106 gironi regionali, 1.668 squadre)
Dil-5 Seconda Categoria
(182 gironi regionali)
Dil-6 Terza Categoria
(209 gironi provinciali)

Campionati regionali

Regione Eccellenza Regionale Promozione Regionale Prima Categoria Seconda Categoria Terza Categoria
Piemonte Piemonte-VDA 2 4 8 16 15
Liguria Liguria 1 2 4 2 4
Lombardia Lombardia 3 7 12 24 35
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige 1 2 5 7 4
Veneto Veneto 2 4 8 16 19
Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia 1 2 3 4 4
Emilia-Romagna Emilia-Romagna 2 4 8 19 15
Toscana Toscana 2 3 6 12 16
Marche Marche 1 2 4 9 14
Umbria Umbria 1 2 3 5 4
Lazio Lazio 2 4 8 14 15
Abruzzo Abruzzo 1 2 5 7 12
Molise Molise 1 1 3 4 2
Campania Campania 2 4 8 13 22
Basilicata Basilicata 1 1 2 3 5
Puglia Puglia 1 2 3 4 9
Calabria Calabria 1 2 4 8 12
Sicilia Sicilia 2 4 8 7 15
Sardegna Sardegna 1 2 4 7 12
Totali 28 54 106 183 204

Squadre straniere iscritte nel campionato italiano

In vari periodi squadre estere hanno partecipato ad alcune edizioni del campionato italiano.

La prima a farlo fu il Chiasso, squadra svizzera che nel 1913, trovando insufficiente l'attività calcistica su suolo elvetico, decise di iscriversi al campionato italiano. Non fu un'impresa facile per i dirigenti di allora, ma, grazie anche all'appoggio di uno dei più illustri personaggi del calcio della vicina penisola, l'avvocato Giovanni Mauro, presidente del Comitato Regionale Lombardo della Federazione Italiana Giuoco Calcio, le pratiche ebbero esito positivo. Nel maggio 1914 il Chiasso venne chiamato a disputare due gare, due vere e proprie partite di test, contro le prime classificate della Promozione (il secondo livello della scala dei valori dell'epoca), appena promosse dalla federazione italiana in Prima Categoria, per definire il livello tecnico-agonistico acquisito dai rossoblù e stabilire con quali possibilità avrebbe potuto competere con le squadre di categoria superiore la stagione successiva. Sul campo di Mornello di Cernobbio, che sarà teatro di tutti gli incontri casalinghi del Chiasso durante il periodo italiano, i rossoblù sconfissero la Cremonese e il Savoia di Milano. Grazie queste vittorie il Chiasso fu ammesso in Prima Categoria, la massima categoria calcistica italiana, dove rimase fino al 1922, anno in cui la squadra retrocesse. La parentesi italiana si concluse l'anno successivo, nel 1923, anno durante il quale si decise il rientro nei ranghi della federazione elvetica.

Nel 1918 l'Italia, avendo vinto la Grande Guerra, conquistò la Venezia Tridentina e la Venezia Giulia. Poiché però, all'Assemblea di Pace, una parte dei delegati stranieri si oppose all'annessione di Fiume (ai confini dell'Istria con la Jugoslavia) all'Italia, si decise, nel 1920, di rendere Fiume una città-Stato facente parte dello stato libero di Fiume. Nonostante non facesse ancora parte dell'Italia, nel 1923-24 l'Olympia Fiume disputò il campionato italiano di Seconda Divisione. Nel 1924 Fiume fu annessa all'Italia, e conseguentemente l'Olympia Fiume divenne una squadra italiana a tutti gli effetti. Si fusero nel 1926 con i concittadini del Gloria, formando la Fiumana, che militò in massima serie nel 1928-29 e in Serie B nel 1929-30 e nel 1941-42. Dopo il 1943, la Fiumana fu sciolta perché nel 1947 Fiume venne annessa alla Jugoslavia.

Dal 1945-46 fino al 1953-54 si venne a creare un'altra situazione del tutto particolare. Nel 1945 la Jugoslavia aveva occupato gran parte della Venezia Giulia e alle conferenze di pace conseguenti alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale pretendeva che l'Italia le cedesse non solo Zara, Fiume, l'Istria e l'entroterra di Trieste, ma Trieste stessa. Nella stagione 1945-46, la Triestina giocò comunque in Serie A, seppur esiliata a Udine, mentre l'Ampelea Isola d'Istria, nonostante l'occupazione dell'Istria, riuscì a disputare il campionato di Serie C 1945-46; questo fu però l'ultimo campionato italiano disputato dal club istriano, perché dalla stagione successiva militò nel campionato jugoslavo. Nel 1947, in seguito al trattato di pace, l'Italia fu costretta a rinunciare all'Istria mentre Trieste e l'Istria nord-occidentale costituì il territorio libero di Trieste, in parte amministrato dagli Alleati e in parte dagli Jugoslavi. Nonostante non facessero parte dell'Italia ma del territorio libero di Trieste, le squadre di Trieste continuarono a disputare i campionati italiani (la Triestina in Serie A, le minori in Serie C e nei campionati regionali). È da notare inoltre che la Ponziana di Trieste dal 1946 al 1949 disputò sia il campionato italiano che quello jugoslavo, facendo giocare le riserve in Serie C italiana e i titolari nella massima serie jugoslava. Al termine della stagione 1946-47, la Ponziana retrocesse nel campionato cadetto jugoslavo, ma il ripescaggio della Triestina in Italia a fine stagione, fu visto in Jugoslavia come un segno di sfida nella tesissima situazione politica in cui versava in quel periodo la città di Trieste, e quindi la Federazione jugoslava decise di par suo di applicare la stessa misura di ripescaggio alla Ponziana. La conclusione dell'esperienza jugoslava della Ponziana avvenne al termine della stagione 1948-49: firmati e resi esecutivi i trattati di pace, il dittatore Tito aveva capito che la partita per l'annessione di Trieste era oramai persa, e quindi tagliò i copiosi finanziamenti che avevano permesso al povero club giuliano di competere nella massima divisione slava. Ai dirigenti ponzianini non rimase che tirare le somme e tornare a schierare un'unica squadra nel campionato italiano, all'interno del quale il residuo e indebolitissimo presidio biancazzurro era nel frattempo caduto in Promozione. La FIGC fu ben lieta di togliersi la spina costituita dalla Ponziana jugoslava e concesse il reintegro, dietro pegno però di una squalifica semestrale di tutti coloro che si erano tesserati nella FSJ. Nel 1954 Trieste tornò a far parte dell'Italia, portando alla dissoluzione del Territorio Libero di Trieste, in parte annesso all'Italia e in parte annesso alla Jugoslavia.

Nel 1960 la Federcalcio sammarinese si assunse l'incarico di allestire una formazione sammarinese che potesse militare nel campionato italiano, dopo che nella stagione precedente era stata la Libertas-Tre Penne a giocare nelle divisioni italiane. Nacque così, nell'estate del 1960, la Società Sportiva Serenissima che eredita dalla Libertas-Tre Penne i colori sociali, il bianco e l'azzurro e il primo campo da gioco, a Fiorentino. La squadra parte dalla Seconda Categoria emiliana, poiché in quel Comitato Regionale non esisteva ancora la Terza Categoria.[18] Nel 1962 arrivò già la prima promozione, dopo il successo contro l'A.C. Chiavicone di Forlì. Cambiata denominazione in San Marino, la squadra sammarinese scalò le gerarchie del calcio italiano, fino alla promozione in Serie C1 (dal 2007 Lega Pro Prima Divisione). Una seconda squadra sammarinese, pur continuando a militare nel campionato sammarinese, la Juvenes/Dogana disputò il campionato regionale italiano di Promozione fino al 2007.

Di seguito l'elenco delle squadre straniere che hanno militato in passato nel campionato italiano:

Il campionato italiano e gli scandali

Revoche dei titoli di campione d'Italia: il caso Allemandi e Calciopoli

Il Torino che rivinse lo scudetto nel 1928, dopo la revoca del precedente per illecito. - Campionato italiano di calcio
Il Torino che rivinse lo scudetto nel 1928, dopo la revoca del precedente per illecito.

Nella stagione 1926-27 il Torino, allestito dal presidente conte Enrico Marone di Cinzano, vinse il proprio girone e, trascinato dal cosiddetto Trio delle Meraviglie composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti, spiccò il volo tagliando in testa il traguardo. La gioia dei granata fu però di breve durata, poiché nell'autunno successivo il sodalizio piemontese incappò nello scandalo del Caso Allemandi, in cui venne accusato di aver avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, e che gli costò la revoca dello scudetto. La reazione psicologica alla condanna avvenuta su base indiziaria e non probatoria, fu comunque la molla per il rilancio in classifica dei granata, partiti inizialmente un po' appagati nella nuova stagione. La sorte volle che la nuova annata divenisse quasi la copia della precedente, e il 22 luglio allo stadio Stadio San Siro di Milano il Torino si aggiudicò nuovamente un titolo che questa volta non gli tolse nessuno.

A seguito dello scandalo di Calciopoli, il campionato 2004-05, vinto dalla Juventus, è stato revocato e non assegnato. Il campionato 2005-06, anch'esso vinto dal club torinese, è stato assegnato a tavolino all'Inter, terzo classificato, per effetto della retrocessione a tavolino della Juventus e della penalizzazione di punti inflitta al Milan.

Calcioscommesse

Scandalo del 1980

Il 1º marzo 1980, un commerciante, Massimo Cruciani, presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, sostenendo di essere stato truffato. Egli, tramite Alvaro Trinca, proprietario di un ristorante di cui era fornitore, era venuto in contatto con alcuni giocatori della Lazio, che lo avevano indotto a scommettere su alcune partite di Serie A che erano state combinate. Tuttavia, non tutti i risultati concordati si erano verificati, facendo perdere a Cruciani somme ingenti (centinaia di milioni di lire). In seguito alla denuncia di Cruciani e di Trinca, il 23 marzo 1980 (24ª giornata di Serie A e 27ª giornata di Serie B) la magistratura fece effettuare una serie di arresti proprio sui campi di gioco, a fine incontri. Altri ricevettero ordini di comparizione, tra cui Paolo Rossi del Perugia, Giuseppe Dossena e Giuseppe Savoldi del Bologna, e Oscar Damiani del Napoli. Di Morini si accertò la consegna a Roma di 20 milioni, forniti dal presidente rossonero Felice Colombo, avvolti in carta da giornale per far tacere Fabio Trinca e Massimo Cruciani a seguito della partita contro la Lazio, giocata il 6 gennaio e vinta dal Milan 2-1[20], mentre Paolo Rossi venne accusato d'aver concordato il pareggio dell'incontro Avellino-Perugia, giocato il 30 dicembre 1979 e finito 2-2. Le immagini degli arresti e delle camionette di Polizia e Guardia di Finanza presenti negli stadi sono famose ancora oggi per essere state riprese in diretta nel corso della trasmissione sportiva 90º minuto[21]. Il 23 dicembre 1980 tutti gli indagati vennero prosciolti poiché il fatto, a livello penale, non costituiva reato. Vennero invece presi provvedimenti in ambito calcistico, in quanto venne provata l'accusa di illecito sportivo[22].

Milan e Lazio vennero così retrocesse a tavolino in Serie B per illecito sportivo.Per il Milan la retrocessione del 1980 fu la prima nella sua storia. Dopo aver vinto il Campionato di Serie B 1980-1981, retrocesse nuovamente tra i cadetti, al termine della stagione 1981-1982, a causa del terzultimo posto in classifica. La Lazio tornò in Serie B dopo otto anni (e dopo aver vinto uno Scudetto nel 1973-1974) ma dovette aspettare la stagione 1982-1983 per ritornare in Serie A. L'Avellino, il Bologna e il Perugia non risentirono in partenza dei cinque punti di penalizzazione; la squadra umbra retrocesse in Serie B al termine della stagione successiva. Il giocatore Paolo Rossi, a causa della squalifica, non disputò il Campionato europeo di calcio 1980. Tornò a giocare il 29 aprile 1982, disputando solo le ultime tre partite di Campionato con la Juventus; nonostante lo scarso numero di gare giocate il CT azzurro Enzo Bearzot lo inserì nella lista dei convocati per il Mondiale spagnolo[23].

Scandalo del 1986

Il 2 maggio 1986 si costituiva e veniva arrestato Armando Carbone, braccio destro di Italo Allodi (a quell'epoca dirigente del Napoli) e confessò l'esistenza di un giro di scommesse riguardanti alcune partite di calcio nei campionati professionistici, dalla Serie A fino alla Serie C2, dal 1984 al 1986. Dario Maraschin, all'epoca presidente del Lanerossi Vicenza, confessò di aver versato 120 milioni di lire per vincere la partita contro l'Asti e lo spareggio contro il Piacenza nel Campionato di 1984-1985, ma di non aver truccato nessun incontro nel 1985-1986 in Serie B. In realtà vennero raccolte alcune intercettazioni telefoniche che dimostrarono il contrario, soprattutto negli incontri contro Monza e Perugia. Successivamente anche il presidente del Perugia, Spartaco Ghini, ammise che la sua società, unica tra quelle inquisite a preferire la retrocessione piuttosto che una forte penalizzazione, aveva commesso illeciti sportivi. Vennero deferite alla procura federale della FIGC, gestita da Corrado De Biase, le seguenti società: Bari (*), Napoli (*), Udinese in Serie A, Brescia (*), Cagliari, Empoli (*), Lazio, Monza (*), Palermo, Perugia, Sambenedettese (*), Triestina, Lanerossi Vicenza in Serie B, Cavese, Foggia, Reggiana (*), Carrarese, (*) Salernitana (*) in Serie C1 e Pro Vercelli (*) in Serie C2. Alcune di loro vennero prosciolte dall'inchiesta (società indicate con l'asterisco), mentre le altre subirono diverse penalizzazioni.

La penalizzazione di nove punti costò molto ad Udinese e Lazio; i friulani retrocessero in Serie B al termine della stagione 1986-1987 mentre i biancocelesti riuscirono a salvarsi dalla Serie C1 dopo aver vinto gli spareggi contro Taranto (salvo) e Campobasso (retrocesso) per l'ultimo posto disponibile; senza la penalizzazione l'Udinese sarebbe rimasta in A (a svantaggio dell'Empoli), mentre la Lazio sarebbe arrivata sesta in classifica a pari punti con il Genoa. Il Cagliari retrocesse in Serie C1, ma sarebbe retrocesso anche senza penalizzazione. Il Lanerossi Vicenza, che si era visto revocare la promozione in Serie A, retrocesse in Serie C1 al termine di una stagione negativa. Per la Triestina i quattro punti in meno non furono determinanti in quella stagione, ma senza il punto tolto nel campionato 1985-1986 i giuliani sarebbero stati promossi in A al posto del Vicenza. Successivamente venne penalizzata di cinque punti nella stagione 1987-1988 per aver combinato una partita contro l'Empoli nella stagione 1985-1986 e, a causa di questa nuova penalizzazione, venne retrocessa in Serie C1 al termine della stagione seguente. Il Perugia, la Cavese e il Foggia non furono influenzati dalle penalizzazioni.

Scandalo del 2011

Un ulteriore scandalo calcioscommesse venne alla luce il 1º giugno 2011 quando, a seguito di indagini condotte dalla Procura di Cremona nell'ambito dell'inchiesta denominata Last bet, furono eseguiti numerosi provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di varie persone legate al mondo del calcio e a quello delle scommesse sportive. La Procura di Cremona si avvalse sin dall'inizio delle informazioni fornite ai media, e denunciate alle autorità competenti, dall'operatore austriaco SKS365 Group. Fra i nomi più noti, spiccavano quelli del capitano dell'Atalanta Cristiano Doni e degli ex calciatori Stefano Bettarini e Giuseppe Signori. Nell'indagine sportiva, condotta dal Procuratore Federale Stefano Palazzi, furono deferiti alla Commissione Disciplinare della Federcalcio 26 tesserati e 18 società, con accuse che spaziavano dall'illecito sportivo alla semplice violazione del divieto di scommettere per i tesserati. I processi sportivi svoltisi nell'agosto 2011 videro gli organi giudicanti della FIGC accogliere sostanzialmente l'impianto accusatorio di Palazzi: furono irrogate pesanti squalifiche nei confronti di molti tesserati, ritenuti colpevoli di illecito sportivo, e diversi punti di penalizzazione nei confronti delle società coinvolte per responsabilità oggettiva o presunta. Due società (Alessandria e Ravenna) furono ritenute direttamente responsabili e pertanto furono retrocesse di categoria.

Il 19 dicembre 2011 furono eseguiti nuovi arresti nell'ambito della seconda tranche dell'inchiesta della procura di Cremona. Fra gli altri furono arrestati l'ex calciatore Luigi Sartor e l'ex capitano dell'Atalanta Doni, già squalificato per tre anni e mezzo dalla giustizia sportiva. Doni, che cercò di sottrarsi all'arresto con un tentativo di fuga, fu accusato di tentato inquinamento delle prove. Finirono sotto inchiesta diverse partite (anche di Serie A e di Coppa Italia) non solo della stagione 2010-2011, ma anche di quella precedente (2009-2010) e di quella successiva (2011-2012). Il 4 febbraio 2012 fu arrestato il portiere del Piacenza Mario Cassano, mentre il 2 aprile 2012 finì agli arresti, nell'ambito di un'inchiesta parallela condotta dalla Procura di Bari, l'ex difensore barese Andrea Masiello (nel frattempo trasferitosi all'Atalanta).

Durante la seconda fase la Procura di Cremona ha rivelato che si è giunti all'arresto dei nuovi indagati in seguito ad una inchiesta transnazionale sul calcio scommesse che parte da Singapore, in particolare grazie alle dichiarazioni di Wilson Raj Perumal, cittadino di Singapore arrestato in Finlandia. L'organizzazione sarebbe stata gestita da Eng See Tan detto "Dan". L'organizzazione aveva poi delle diramazioni in tutto il mondo e in particolare in Italia tramite il gruppo dei "bolognesi", riconducibile a Signori, e quello degli "zingari" riconducibile a Gegic e Gervasoni. La forza economica e corruttiva del "Dan" sarebbe stata tale da arrivare a ipotizzare l'acquisto dell'AlbinoLeffe al fine di truccare le partite.

Il 28 maggio 2012 una nuova ondata di provvedimenti restrittivi colpisce, fra gli altri, il capitano della Lazio Stefano Mauri e l'ex giocatore del Genoa Omar Milanetto (nel frattempo trasferitosi al Padova). Fra gli indagati non sottoposti a provvedimenti restrittivi compare anche il nome dell'ex allenatore del Siena Antonio Conte (nel frattempo passato alla Juventus con cui ha appena vinto lo scudetto), del quale viene disposta la perquisizione dell'abitazione, nonché quelli di due difensori della nazionale italiana in ritiro pre europeo 2012: l'ex barese Leonardo Bonucci (anch'egli fresco scudettato con la Juventus) e l'ex genoano Domenico Criscito (passato nel frattempo allo Zenit S. Pietroburgo). Quest'ultimo subisce la perquisizione della propria camera d'albergo a Coverciano e, a differenza di Bonucci, viene immediatamente escluso dalla lista definitiva dei convocati per l'europeo in quanto destinatario di avviso di garanzia. L'accusa per tutti gli indagati è sempre quella di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed alla frode sportiva. Con le medesime accuse e con l'aggravante del riciclaggio di denaro sporco è indagato ancora Giuseppe Signori, già radiato dalla giustizia sportiva.

Tra maggio e luglio 2012, nel frattempo, si sono svolti i processi sportivo di primo e secondo grado per 61 tesserati e 22 società deferiti dal procuratore Palazzi in relazione al secondo filone dell'inchiesta di Cremona. Alcuni dei deferiti erano già stati giudicati e sanzionati nel primo filone di indagini. Le partite sotto inchiesta hanno riguardato la Serie B 2010-2011, più alcuni incontri di Coppa Italia delle edizioni 2010-11 e 2011-12 ed un incontro della Coppa Italia Lega Pro 2010-2011. Alle società coinvolte sono state inflitte penalizzazioni in classifica di varie entità per responsabilità oggettiva negli illeciti contestati ai propri tesserati. Le penalità saranno scontate nella stagione 2012-2013.

Il 7 giugno la procura FIGC ha parallelamente avviato le audizioni per il terzo filone d'inchiesta, quello relativo alle indagini della Procura di Bari, che potrebbe coinvolgere in maniera più pesante la Serie A.

Il processo comincerà il 20 ottobre 2012.

Qualificazioni alle coppe europee

Champions League

Oggi per la UEFA Champions League si qualificano solo le prime tre squadre: le prime due alla fase a gironi, la terza ai preliminari.

Europa League

La qualificazione alla UEFA Europa League sarà invece appannaggio della quarta e della quinta classificata, unitamente alla vincitrice della Coppa Italia. Qualora quest'ultima sia già qualificata alle coppe europee, dal 2015 subentra in ogni caso la sesta classificata del campionato.

Note

  1. ^ Fino al 1994, erano assegnati 2 punti per la vittoria.
  2. ^ Comunicato ufficiale della FIGC
  3. ^ Chiesa, p. 18.
  4. ^ Chiesa, pp. 20-21.
  5. ^ La Finale del Campionato Federale a Milano. USM e Pro Vercelli fanno match pari., La Stampa, 26 aprile 1909, p. 5. URL consultato il 17 aprile 2012.
  6. ^ Il F.C. Juventus vince il Campionato Italiano., La Stampa, 7 giugno 1909, p. 5. URL consultato il 17 aprile 2012.
  7. ^ Chiesa, p. 21.
  8. ^ Chiesa, p. 19.
  9. ^ Chiesa, p. 24.
  10. ^ Chiesa, pp. 25-32.
  11. ^ La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (08/lug/1921, Fasc. 25), p. 1
  12. ^ a b La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (15/lug/1921, Fasc. 26), p. 1
  13. ^ La Cronaca sportiva (07/lug/1922, Fasc. 25), pp. 2-3.
  14. ^ Stefano Olivari, Lo stile di Rosetta in blog.guerinsportivo.it, 15 febbraio 2011. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  15. ^ Storia del Campionato di Calcio: 1921-1922 in calciomagazine.net, 21 marzo 2010. URL consultato il 15 maggio 2013.
  16. ^ La Cronaca sportiva (03/nov/1922, Fasc. 36), p. 1.
  17. ^ Le due assemblee della federazione calcistica, La Stampa, 17 agosto 1925. URL consultato il 3 novembre 2010.
  18. ^ Dal libro Dai "Prati di Caprara" a "Internet" un cammino lungo 90 anni (C.R.Emilia-Romagna dal 1910 al 2000) di Daniele Cacozza (Bologna 31-12-2000).
  19. ^ a b c d e f In quegli anni Trieste faceva parte del Territorio libero di Trieste
  20. ^ Quando il calcio fini' in carcere Nel 1980 Lazio e Milan in B, 20 squalificati
  21. ^ E quel giorno dell'80 il pallone finì in galera (Repubblica)
  22. ^ Il calcio ha deciso: ritorna lo straniero
  23. ^ UEFA target betting mob, Daily Mail, 2 dicembre 2007

Voci correlate

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